Fisco, sulle famiglie pesa ancora la stangata del 2012

14 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

A distanza di sette anni dalla stretta fiscale del governo Monti e dalla crisi del 2011-12, la pressione del fisco risente ancora di quell’eredità, nonostante gli sgravi approvati negli anni successivi. In particolare, la pressione fiscale sulle famiglie è rimasta particolarmente alta, se confrontata con la media generale. Lo ha messo in evidenza la Fondazione nazionale dei commercialisti rielaborando i dati Istat di contabilità nazionale.

Nel dettaglio, se la pressione fiscale generale risulta superiore di 0,66 punti rispetto al era pre-Monti, quella delle famiglie è superiore di ben 1,63 punti.
Detta altrimenti, la pressione fiscale generale ha recuperato il 67,16% dello “choc” avvenuto nel 2012, quella a carico delle famiglie ha recuperato appena il 9,89%. (Si osservino i grafici in basso).

“A differenza della pressione fiscale generale, che risulta in calo costante dal 2014, la pressione fiscale sulle famiglie, stabile nel 2013 (-0,08 punti di Pil), è incrementata ulteriormente nel 2014 (+0,22%) e nel 2015 (+0,30%), per poi riprendere a ridursi nel 2016 (-0,46 punti) e nel 2017 (-0,17 punti di Pil) fino a stabilizzarsi nel 2018 e nel 2019”, scrive la Fondazione nazionale dei commercialisti.

 

A giustificare la disparità fra la pressione fiscale generale, diminuita in misura sensibile dopo il 2012, e quella che grava sulle famiglie è soprattutto il fatto che i tagli fiscali degli anni successivi sono stati soprattutto rivolti alle imprese.

“C’è stato un saldo positivo per le imprese con una buona base occupazionale, per le quali è stato possibile fruire a pieno dei positivi interventi su Irap, Ires e contributi sociali”, commenta il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani. “Per i lavoratori dipendenti a basso reddito, che hanno potuto bilanciare l’inasprimento della tassazione locale con il ‘bonus 80 euro’, il saldo è invece più o meno in pareggio. Saldo tendenzialmente negativo, infine, per pensionati, lavoratori autonomi e ceto medio in generale che ha subito l’inasprimento della tassazione locale senza alcuna apprezzabile contropartita, al netto della esenzione della prima casa dall’Imu”.

L’osservatorio ha analizzato anche lo scenario futuro. Quest’anno la legge di bilancio – attraverso la riduzione del cuneo fiscale dei lavoratori dipendenti – avrà un impatto positivo sulla pressione fiscale delle famiglie sebbene in maniera contenuta pari allo 0,17% del Pil che salirà a 0,28 punti nel 2021.
“Anche ipotizzando la trasformazione in detrazione fiscale del bonus di 80 euro mensili introdotto dal governo Renzi nel 2015, equivalente a 0,5 punti di Pil, non si rientrerebbe del tutto dallo shock fiscale del 2012”, si legge nel documento.