Tassa patrimoniale e prelievo forzoso: le differenze

4 Febbraio 2021, di Alberto Battaglia

Con l’aumentare del debito pubblico italiano (atteso al 160% del Pil entro la fine del 2021), si moltiplicano anche i timori di una nuova tassa patrimoniale.

In un Paese di risparmiatori come l’Italia, questo genere di imposte risulta particolarmente impopolare: dal momento che colpiscono il frutto del lavoro, le patrimoniali attingono a redditi che erano già erano già stati tassati.
Per i sostenitori delle patrimoniali, le fasi di difficoltà del Paese andrebbero affrontate con uno spirito di solidarietà da parte dei ceti più abbienti della popolazione. In questo senso, l’introduzione di tasse patrimoniali viene vista anche come una misura di equità sociale.

La tassa patrimoniale, in sintesi, è una qualunque tassa calcolata sulla base della ricchezza. Proprio per questo, esistono già numerose tasse patrimoniali: le più note sono l’Imu, fondata sul valore degli immobili e la tassa di successione, che colpisce il patrimonio ricevuto dagli eredi. Nel 2018 la Cgia di Mestre aveva dichiarato che in Italia le patrimoniali sono in tutto “una quindicina”, con un gettito complessivo superiore ai 45 miliardi di euro.

Tassa patrimoniale e prelievo forzoso, un caso particolare

E il prelievo forzoso? Quest’ultima operazione ha, in effetti, alcuni punti di contatto con le tasse patrimoniali. Infatti, colpisce i conti correnti, la più tipica forma di risparmio assieme all’abitazione.

Il prelievo forzoso “storico” fu adottato per decreto dal governo Amato nel 1992, quando l’Italia e, in particolare la lira, si trovavano sotto attacco speculativo. Fra le numerose misure correttive adottate dal governo di allora ci fu proprio il prelievo immediato dai conti correnti degli italiani per un ammontare pari allo 0,6% della liquidità. La misura garantì un gettito di 11.500 miliardi di lire, equivalenti a poco meno di 6 miliardi di euro (al cambio del 2002). Per fare un confronto, il gettito Imu-Tasi nel 2019 era stato inferiore ai 22 miliardi.

Il prelievo forzoso, essendo una misura una tantum, non può essere considerata al pari di una tassa patrimoniale vera e propria. Il suo scopo non è quello di riequilibrare il carico fiscale fra ceti ricchi e meno abbienti, bensì il reperimento immediato di risorse per far fronte a situazioni di emergenza.

Data l’impopolarità della misura, anche da parte dei soggetti che non dispongono di grandi risparmi in liquidità, è difficile immaginare che si ricorra nel futuro prossimo a un nuovo prelievo forzoso – a meno che non si presentino eventi di estrema gravità. I tassi attualmente contenuti sui Btp dovrebbero in qualche modo suggerire che il governo italiano avrà più convenienza a indebitarsi sui mercati piuttosto che andare incontro alla immediata crisi di consenso popolare che seguirebbe a un prelievo forzoso.