Portafogli a un bivio nel 2016. Occhio alla liquidità

30 Dicembre 2015, di Ida Pagnottella

Tra pochi giorni inizierà il nuovo anno, da diversi giorni già si vedono articoli e commenti che consigliano dove investire nel 2016. Secondo me  la Banca centrale europea ci costringerà ancora per un po’ ad avere portafogli “bivio”: siamo in una situazione deflazionistica da tempo (che richiederebbe di investire in un certo modo), però ogni volta che escono dati deflazionistici, qualche banca centrale annuncia che intende creare inflazione e sembra davvero intenzionata a farlo (scenario che imporrebbe di investire con strategie completamente diverse).

Per prima cosa, perché è così necessario creare inflazione? Perché il problema principale da diversi anni è l’eccesso di debito nel sistema. Quando un debitore ha un debito in crescita, ha 3 scelte: o aumentare il proprio reddito (ciò che chiamiamo crescita quando il debitore è un paese sovrano); oppure creare inflazione in modo da svalutare il peso reale del debito; oppure fare default e non pagare /ristrutturare il debito. In fasi di inflazione in discesa o di deflazione, evitare il default diventa difficile perché cresce il peso reale del debito.

In scheda 1 sotto, ho cercato di illustrare le strategie di portafoglio per periodi di deflazione e per periodi di inflazione. Si tratta di una scheda sintetica, per approfondire gli effetti di deflazione e inflazione sui mercati e sui portafogli suggerisco la lettera del libro di Russell Napier “Anatomy of the Bear“. Napier è un consulente per investitori istituzionali, ed è uno dei massimi esperti di storia finanziaria e dei cicli inflazionistici / deflazionistici.

Nella scheda, sul lato sinistro, con la freccia blu decrescente ho cercato di illustrare come durante fasi di crisi deflazionistica i beni reali si deprezzino e il peso dei debiti cresca. Investimenti legati a debito come obbligazioni high yield e società petrolifere sono da ridurre o evitare, mentre l’investimento in liquidità (rappresentata dalla freccia spessa arancione) durante questa fase rende nulla in termini nominali, mentre fa crescere il proprio patrimonio in termini reali, permettendo di investire di nuovo a prezzi più bassi alla fine del ciclo deflazionistico. Secondo Napier, sono le forze deflazionistiche che hanno innescato il periodo di ribassi iniziato sulle borse emergenti nel 2011 e che continua, e questa fase negativa può arrivare alle borse occidentali se l’inflazione non inizia a salire molto presto.

Sul lato destro della scheda riporto gli effetti durante una fase inflazionistica: qui l’investimento peggiore è la liquidità (rappresentata dalla freccia arancione orizzontale), mentre conviene investire in beni reali che si rivalutano (petrolio, rame, oro, argento),  in azioni , in obbligazioni high yield.

Scheda 1: 

Ora negli ultimi anni, a livello mondiale tutte le economie occidentali ed alcune emergenti si trovano sulla parte sinistra, cioè con crisi deflazionistiche e debiti che crescono in termini reali.

Contemporaneamente, le banche centrali più importanti hanno fatto di tutto per portarci sulla parte sinistra della scheda. Ogni volta che le attese di inflazione scendono (indicato dalla “A”  a punto “B” in scheda 1)  le banche centrali , in particolare la BCE, annunciano qualche iniziativa per convincerci che presto andremo al punto “C”, cioè che torneremo nella fase inflazionistica. Però poi queste aspettative di inflazione non hanno trovato riscontro nella realtà ed il mercato torna al precedente punto B. Forse è questo il motivo per cui i mercati sembrano così schizofrenici da un pò di tempo: ogni volta che il mercato torna alla realtà, arriva un annuncio per convincerci che l’inflazione risalirà.

Williem Buiter, capo economista di Citigroup,  afferma da tempo che, se l’inflazione continuerà a scendere, si arriverà a prendere iniziative ancora più drastiche, come stampare moneta per finanziare politiche fiscali. Buiter afferma che è l’unico modo per evitare crisi deflazionistiche. Bernanke, il precedente presidente della banca centrale americana aveva parlato di iniziative del genere, chiamando questa soluzione “helicopter money” : si tratta di stampare moneta e distribuirla al popolo tramite sconti fiscali, buoni spesa, ecc.

Io credo che le banche centrali non abbiano scelta: devono creare un’inflazione molto più elevata rispetto ai livelli attuali per evitare crisi deflazionistiche forti. Secondo alcuni, però, ci vuole una nuova recessione (anche leggera) per convincere i governi a sostenere una strategia del genere. Ecco perchè abbiamo portafogli ad un bivio: più peggiora la deflazione, più bisognerebbe stare “liquidi”; però più peggiora la deflazione più ci avviciniamo probabilmente a soluzioni tipo helicopter money, ed il mercato reagirà appena fiuterà questa possibilità, prima degli annunci, punendo la liquidità, e rivalutando fortemente materie prime agricole, rame, petrolio e oro.

Nei prossimo articoli approfondirò questi aspetti in dettaglio, e vedremo delle distorsioni causate da tassi di interesse negativi.

I lettori che vogliono proporre argomenti oppure chiedermi di analizzare qualche strumento di investimento tramite questa rubrica possono inviare le loro richieste a info@idapagnottella.it

Dott. Ida Pagnottella 

Consulente indipendente fee only presso Cfi Advisors dal 2005, è stata uno dei primi consulenti finanziari indipendenti in Italia. Nata e crescita in Canada, vive in Italia dal 1987, specializzando presso la SDA Bocconi in gestione di patrimoni privati. Da sempre si dedica alla consulenza personalizzata per privati, e dal 2015 collabora con lo studio Lupotto & Partners di Torino e con lo studio di consulenza indipendente Sara Renzi a Cremona

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