Pir, per Borsadelcredito il nuovo modello è ancora migliorabile

30 Gennaio 2020, di Alberto Battaglia

La riforma dei Pir entrata in vigore a inizio 2020 ha permesso di ridurre quei vincoli che, nella precedente evoluzione dello strumento, avevano di fatto inibito la diffusione dei Piani individuali risparmio. In particolare, l’eliminazione della quota del portafoglio che obbligatoriamente doveva essere destinata al venture capital (3,5%) ha permesso di far ripartire l’emissione di nuovi Pir, con una stima per il 2020 di 2-3 miliardi di raccolta netta (dopo il dato negativo vicino al miliardo dell’anno scorso).

Nati per far fluire la liquidità delle famiglie verso le piccole e medie imprese italiane, a fronte di un beneficio fiscale notevole se si mantiene il titolo per almeno 5 anni, il Piano individuale di risparmio, continua, anche nell’ultima formulazione a far discutere. E’ intervenuta in questo dibattito l’Ufficio studi della piattaforma di P2P lending Borsadelcredito.it, specializzata proprio nel credito alle piccole e medie imprese.

Pir, un modello che potrebbe essere esteso

Il mercato, che tra il 2017 e il 2018 aveva raccolto 15 miliardi di euro e che nel 2019 ne aveva perso poco meno di uno, si è rimesso in marcia e per l’anno le stime sono di una raccolta tra i 2 e i 3 miliardi. Grazie alla nuova riforma le società di gestione hanno tirato un sospiro di sollievo soprattutto per l’eliminazione del Venture Capital, sul quale, trattandosi di un asset illiquida e per cui non esiste un Nav da monitorare, c’era una difficoltà a comporre panieri Ucits compliant.

“Dell’esclusione forzata delle Pmi consolidate – micro e piccole, già fuori dai radar delle banche e dalla Borsa e che sono il cliente privilegiato del P2P lending – si è parlato poco o nulla”, affermano da Borsadelcredito, “probabilmente, guardando indietro, dei FinTech PIR non funzionerebbero e potrebbe ripetersi quanto accaduto con il tentativo di far entrare il Venture Capital nei panieri”.

Pertanto, “Considerato il sottosviluppo della Borsa e i costi elevati della ricerca per le Sgr su società poco investite, i tempi paiono maturi per pensare a strumenti simil–PIR dedicati a questa fetta enorme della produzione a oggi fuori dai giochi”. Ovvero “della parte più debole della nostra industria, quella che fatica di più a trovare canali di finanziamento e che rappresenta il destinatario principale dei servizi offerti da BorsadelCredito.it. Nonché quella a cui il piccolo risparmiatore italiano potrebbe ridare gas, con vantaggi per tutti”.