PIR: dopo il successo del primo anno, la delusione

17 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Dopo il boom del 2017 e il parziale ridimensionamento del 2018, a caratterizzare i primi mesi del 2019 per il settore dei Pir è una vera e propria frenata tanto che secondo Intermonte Sim le stime sui flussi netti ammonteranno a poco più di un miliardo quest’anno, sfiorando i 2 miliardi il prossimo e 2,7 miliardi nel 2021.

Dopo l’entusiasmo iniziale ad oggi si può considerare abbastanza scarso l’impatto di questi strumenti sulle Pmi italiane quotate come evidenza dalle pagine de Il Sole 24 OreIl Sole 24 Ore Gianluca Parenti, Partner di Intermonte Sim.

Gli scambi non sono affatto aumentati sulle small e mid cap, che si trovano in una situazione di bassi volumi e volatilità elevata, la peggiore possibile per un investitore.

Per quanto riguarda gli investitori la platea è rimasta pressochè la medesima come afferma Kevin Tempestini, fondatore e AD di K&T Partners.

Se il segmento Star è tradizionalmente il bacino dei fondi esteri, lo sono 12 dei primi 15 su Aim Italia sono ancora pochi quelli provengono da oltre confine: qualche movimento si è visto, ma si sperava di più (…) L’inattesa quantità di denaro affluita sulla prima versione di questo strumento ha finito per mettere in difficoltà l’industria del risparmio, che si è trovata a gestire fondi di ammontare molto elevato in un settore in cui manca ancora un’offerta sufficiente di titoli su cui investire. E l’avvento dei Pir 2 – che prevedono l’obbligo di investire una quota del 3,5% di quanto raccolto nelle Pmi quotate su Aim e un ulteriore 3,5% in fondi di venture capital – non convincerà gli addetti ai lavori a credere in questi strumenti.

La soluzione per Sergio Zocchi, CEO di October Italia, piattaforma online di finanziamento alle imprese leader in Europa continentale, Estendere le agevolazioni fiscali oggi disponibili per i PIR a tutti gli strumenti di finanziamento per le imprese disponibili sul mercato, a prescindere dalla forma tecnica, è la chiave per veicolare quote significative di risparmio privato e istituzionale verso le PMI.

Creare le condizioni affinché, da un lato, gli investitori privati e istituzionali possano accedere a una pluralità di strumenti finanziari scegliendo i più adatti al loro profilo di rischio e dall’altro, le PMI possano effettivamente diversificare le fonti di finanziamento al di fuori del canale bancario è l’unica garanzia per ottenere un impatto significativo e duraturo sulla crescita del tessuto imprenditoriale italiano.