Pil Italia -2%, Letta non è troppo ottimista sul futuro?

6 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Nel secondo trimestre dell’anno, il prodotto interno lordo italiano ha segnato un calo -0,2% sul trimestre precedente e -2% rispetto al secondo trimestre 2012. Si tratta dell’ottavo calo consecutivo del pil, ovvero della peggiore serie dagli anni ’90.

La performance è stata lievemente migliore rispetto al primo trimestre del 2003, quando la contrazione su base mensile era stata -0,6%. Ma da qui a parlare di ripresa la strada è ancora lunga e soprattutto, con un governo in crisi di stabilità, irta di ostacoli.

Basta fare un paragone con altri paesi: nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,4% negli Stati Uniti e dello 0,6% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento dell’1,4% sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito.

Nelle ultime ore, sono circolate indiscrezioni, secondo cui il governo Letta intravede segnali di miglioramento nell’economia italiana; il cauto ottimismo sarebbe emerso, stando a indiscrezioni trapelate da fonti di Bankitalia, nel corso di una colazione di lavoro tra il premier Enrico Letta, il ministro Fabrizio Saccomanni e il Governatore Ignazio Visco a Palazzo Chigi.

Secondo fonti del Tesoro, i segnali di ripresa dell’economia italiana “sono reali” e “sono necessarie politiche di continuità con le scelte fatte” per favorire la crescita. “La ripresa – si aggiunge – è figlia anche della stabilità sui mercati”.

Durante il vertice, sempre secondo le fonti, si è “verificato, dati e analisi alla mano, che i segnali di ripresa dell’economia italiana sono reali, in particolare per l’autunno”. E si è parlato anche di banche italiane in buona condizione di salute.

C’e’ dunque la “consapevolezza che sono necessarie politiche di continuità con le scelte sinora fatte”, che sono “ritenute necessarie per agganciare e favorire questa ripresa”. “Ripresa – si sottolinea nel governo – che è figlia anche della stabilità sui mercati, che dunque bisogna sforzarsi di mantenere e consolidare”.

In mattinata è stato reso noto anche il dato relativo alla produzione industriale di giugno, che ha segnato un incremento +0,3% su base mensile arretrando -2,1% su base annua (tenendo in considerazione gli effetti di calendario, con i giorni lavorativi che sono stati 20 contro i 21 del giugno del 2012). Balzo della produzione del settore auto, +7,4% su base annua (anche se -6,4% la media del semestre, su base annua).

Stando a quanto riportato dall’Istat, facendo una media del primo semestre del 2013, il dato ha subito una contrazione -4% su base annua. Nella media del trimestre compreso tra i mesi di aprile e giugno, invece, la produzione industriale è scesa -0,9% su base trimestrale.

Il rialzo mensile segnato a giugno dall’indice è stato sostenuto dai settori
produttori di beni intermedi (+1,6%) e di beni strumentali (+1,0%); in calo invece la produzione di beni di consumo (-1,2%) e per l’energia (-0,1%).

Nel settore manifatturiero, la crescita più solida – sempre su base mensile – sono stati segnati dai comparti degliarticoli in gomma e materie plastiche e dall’output della lavorazione di minerali non metalliferi (+4,0%) e di coke e prodotti petroliferi raffinati (+2,3%).

Corretti per gli effetti di calendario, la flessione ha interessato invece sempre nel mese di giugno molti comparti, su base annua; molto male la produzione di energia (-7,1%); giù l’output dei beni di consumo (-3,3%), beni intermedi (-0,5%) e beni strumentali (-0,2%).

Su base annua i settori in maggiore crescita sono stati quelli della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+2,8%) e della fabbricazione di mezzi di trasporto (+2,2%); quello in maggiore diminuzione è la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-7,2%).