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Pier Silvio Berlusconi e il consolidamento europeo dei media: Francia nel mirino dopo Germania e Portogallo

Pier Silvio Berlusconi torna al centro del dibattito sul futuro dei media europei. Dopo aver rafforzato la presenza di MFE – MediaForEurope in Germania e Portogallo, l’amministratore delegato del gruppo guarda con interesse alla Francia, dove un possibile cambio delle regole potrebbe riaprire la partita delle fusioni e acquisizioni nel settore televisivo.

Lo scenario è quello di un mercato in trasformazione, messo sotto pressione dalla concorrenza delle grandi piattaforme di streaming e da un quadro normativo che, in alcuni Paesi, risulta sempre meno adatto alla nuova realtà industriale.

MFE dopo un 2025 di espansione

Il 2025 è stato definito dallo stesso Pier Silvio Berlusconi un anno “straordinario” per MFE. Il gruppo ha consolidato il controllo di ProSiebenSat.1 in Germania, raggiungendo il 75,6% del capitale, e ha fatto il suo ingresso in Portogallo, con una partecipazione del 32,9% in Impresa, principale broadcaster privato del Paese.

Operazioni che rispondono a una strategia chiara: costruire un polo mediatico europeo capace di generare economie di scala, integrare la raccolta pubblicitaria e sviluppare piattaforme digitali condivise. Un modello già operativo in diversi mercati e pensato per competere con i grandi operatori globali dello streaming.

In questo contesto si inserisce anche la recente visita di Pier Silvio Berlusconi a Monaco, riportata da La Repubblica, dove ha incontrato i dipendenti di ProSiebenSat.1, ribadendo la centralità del progetto europeo di MFE e la volontà di rafforzare ulteriormente l’integrazione tra i diversi asset del gruppo: “Devo dirvi che sono molto felice di essere qui in ProSieben. È un vero onore per me essere qui con voi. Sono anni che crediamo nel progetto di un nostro broadcaster europeo. Continuiamo a pensare che sia una grande opportunità di sviluppo, partendo dalla televisione, che è il nostro core business, ma guardando anche a tutte le altre piattaforme e tecnologie”.

Pier Silvio Berlusconi e l’asse europeo dei media

Nel disegno industriale guidato da Pier Silvio Berlusconi, l’Europa non è più una somma di mercati nazionali separati, ma uno spazio industriale da unificare. Italia, Spagna, Germania, Austria, Svizzera e Portogallo sono già parte del perimetro di MFE.

Manca però un tassello fondamentale: la Francia.

Un’assenza che pesa sia in termini di dimensioni del mercato pubblicitario sia per il valore strategico del sistema mediatico francese nel contesto europeo.

Francia, le regole che bloccano il consolidamento

Secondo quanto riportato da Reuters, in Francia si sta riaccendendo il confronto sulle norme che regolano il settore dei media, molte delle quali risalgono a oltre quarant’anni fa. Si tratta di un’architettura normativa pensata per proteggere il pluralismo, ma che oggi finisce per bloccare fusioni e acquisizioni tra broadcaster.

Il nodo principale è una norma introdotta nel 2016 che prevede il congelamento della struttura proprietaria per cinque anni dopo il rinnovo delle licenze per il digitale terrestre. Nel caso di M6, la licenza è stata rinnovata nell’aprile 2023, bloccando di fatto qualsiasi operazione straordinaria fino al 2028.

Un emendamento approvato al Senato francese potrebbe però ridurre il periodo di congelamento da cinque a due anni e consentire all’autorità di regolazione (Arcom) di autorizzare cambi di controllo anche in tempi più rapidi.

M6, il dossier che torna d’attualità

È in questo contesto che M6 torna a essere un nome chiave nella strategia europea di MFE. Già nel 2022 il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi aveva manifestato interesse per il broadcaster francese, arrivando a presentare un’offerta non vincolante per la quota di controllo detenuta da RTL.

L’operazione si era però arenata a causa delle incertezze legali e dei vincoli antitrust, aggravati dal tentativo parallelo di fusione tra TF1 e M6, poi naufragato perché giudicato troppo penalizzante dai regolatori.

Oggi lo scenario è cambiato. Il titolo M6 ha perso oltre il 35% in Borsa, riflettendo la crisi del mercato pubblicitario televisivo e la pressione dello streaming. Allo stesso tempo, sia M6 sia alcuni azionisti, come CMA CGM, spingono per una riforma delle regole che consenta al settore di respirare.

Pier Silvio Berlusconi tra cautela e interesse

Pier Silvio Berlusconi ha parlato apertamente dell’interesse per la Francia, definendo un eventuale ritorno di MFE a Parigi come “un sogno”, ma indicando al tempo stesso Germania e Portogallo come priorità immediate.

Una posizione prudente, che tiene conto dei vincoli normativi ancora in vigore ma lascia aperta la porta a un’accelerazione qualora il quadro legislativo dovesse cambiare rapidamente, anche in vista delle prossime scadenze elettorali locali.

Perché la Francia è strategica per MFE

Dal punto di vista industriale, la Francia rappresenta un mercato chiave per completare la rete europea di MFE. Senza Parigi, il progetto di una piattaforma cross-mediale continentale resta incompleto.

L’obiettivo dichiarato è rispondere ai colossi statunitensi dello streaming con:

  • piattaforme digitali comuni
  • condivisione dei contenuti
  • raccolta pubblicitaria integrata
  • maggiore forza contrattuale sul mercato europeo

Una strategia che, secondo analisti e operatori del settore, è ormai indispensabile per la sopravvivenza della televisione commerciale tradizionale.

Il contesto: tv generalista sotto pressione

I numeri spiegano l’urgenza. Nei primi nove mesi del 2025 il mercato pubblicitario della tv generalista in Francia ha registrato un calo dell’11%. Una dinamica simile a quella osservata in altri Paesi europei, dove la frammentazione dell’audience e l’ascesa delle piattaforme on demand stanno ridisegnando il settore.

Secondo diversi analisti, mantenere regole pensate per un’epoca in cui la televisione era il mezzo dominante rischia di penalizzare i broadcaster europei, lasciando campo libero ai player globali.

Prospettive: finestra aperta sul 2026

Se le riforme normative francesi dovessero essere approvate, il 2026 potrebbe segnare una nuova fase del risiko europeo dei media. In quel caso, Pier Silvio Berlusconi e MFE sarebbero tra i soggetti pronti a muoversi.

Molto dipenderà dai tempi politici e dalla capacità del sistema francese di superare resistenze storiche. Ma una cosa è chiara: la Francia è tornata al centro della mappa strategica dei media europei e Pier Silvio Berlusconi osserva da vicino l’evoluzione del quadro.