Impronta Esg cresce anche nei fondi pensione

17 Giugno 2019, di Alberto Battaglia

“L’Unione europea richiama l’attenzione dei fondi pensione e di tutti gli investitori istituzionali sull’esigenza di adottare (…) un approccio strategico e di lungo periodo, che tenga conto dei fattori Esg nella valutazione e gestione dei rischi, oltre che nella definizione e realizzazione delle strategie di investimento”, lo ha ricordato lo scorso 12 giugno il presidente del Covip, l’autorità di vigilanza sui fondi pensione, Mario Padula.

L’affermazione dei fattori Esg, dunque, è destinata ad estendersi anche nell’area previdenziale. La sostenibilità non è più soltanto un valore etico, ha ricordato Padula, ma è “sempre più chiaramente percepita come valore ‘economico’” e per questo “la capacità di intercettare, monitorare e gestire i fattori Esg assume nuova veste e il rischio Esg entra a pieno titolo tra quelli che caratterizzano gli investimenti nel lungo periodo”.

Per avere un’idea di come il settore si stia aprendo sempre più alle strategie Esg è utile ricordare i risultati dell’ultimo Osservatorio del Forum per la finanza sostenibile, che aveva analizzato un campione composto dai primi 10 piani previdenziali all’interno di cinque diverse categorie (tra cui Casse di previdenza, Fondi pensione negoziale e Fondi pensione aperti per un totale di 169 miliardi in gestione). Su 43 soggetti (86% del campione) che hanno risposto al sondaggio, 16 applicavano strategie Esg, nel 2018.

“La strada è segnata e già intrapresa da molti”, ha commentato Marco Ghilotti, senior manager – institutional clients di Pictet AM, “non occorre molto altro se non un costante dialogo tra stakeholder: l’investitore istituzionale che, pur all’interno delle linee guida del regolatore, delega al gestore in piena fiducia l’implementazione dei portafogli. I risultati, finanziari ed extra finanziari, arriveranno di conseguenza”.

Secondo i dati dello European Sri Study di Eurosif gli investimenti in Esg, considerando il totale degli asset manager e degli asset owner per l’Italia, hanno visto un incremento del 154% negli ultimi due anni – un incremento secondo in Europa solo a quello sperimentato in Polonia (+159%).