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In un 2025 segnato da volatilità geopolitica e tensioni valutarie, a sorprendere è Piazza Affari: con un rendimento totale del +22% da inizio anno (dati al 18 luglio), ha ampiamente superato non solo il resto dell’Europa, ma anche il mercato statunitense in valuta locale. A mettere in evidenza questa performance è il Global Equity team di Algebris Investments, nel suo consueto commento mensile.
Banche e small cap trainano Piazza Affari
Il rally di Piazza Affari – spiegano gli esperti di Algebris Investments – non è frutto del caso: alla base vi è un’espansione dei multipli — dopo anni di compressione — che riflette un riprezzamento del rischio Italia e una crescente attenzione degli investitori internazionali verso il segmento delle PMI ad alta qualità, da sempre una spina dorsale sottovalutata del nostro tessuto economico.
Il vero motore di questa ripresa – specificano – è il comparto delle piccole e medie imprese, in particolare quelle orientate all’export e operanti in settori ad alta specializzazione. Si tratta di aziende spesso a conduzione familiare, con un’impostazione strategica di lungo periodo e una resilienza superiore alla media europea.
A parlare sono i numeri: queste PMI generano oltre la metà delle esportazioni italiane — ben al di sopra della media continentale — e presentano una crescita attesa degli utili dell’8% su base annua nel triennio 2024–2026, contro il 4% del mercato nel suo complesso.
Nonostante queste caratteristiche, il mercato continua a prezzarle con uno sconto significativo: un rapporto prezzo/utili di 12x, contro una media europea di 14x. A fronte di questa valutazione contenuta, i fondamentali parlano chiaro: indebitamento sotto controllo (debito netto/EBITDA di 0,8x) e ritorni sul capitale in progressiva espansione.
A completare un contesto favorevole c’è la buona salute del sistema bancario italiano. Gli istituti di credito — oggi tra i più capitalizzati d’Europa — mostrano asset di qualità e un ritorno alla redditività che permette loro di sostenere la crescita del settore produttivo. Secondo Algebris, questa stabilità finanziaria è un fattore cruciale che alimenta la fiducia degli investitori e riduce il premio al rischio tradizionalmente associato al mercato italiano.

Il confronto con gli Usa: effetto valuta e incertezze politiche
Se l’Italia corre, gli Stati Uniti procedono a velocità ridotta. A Wall Street l’indice S&P 500 ha registrato un +7% da inizio anno, grazie a utili solidi, ma la forza del dollaro ha avuto un impatto decisivo per gli investitori europei: in euro, la performance scende a un -4%, penalizzata da un deprezzamento dell’11% del biglietto verde rispetto alla moneta unica.
Inoltre – si legge nella nota di Algebris – il ritorno di Donald Trump sulla scena politica sta alimentando nuove incertezze. Le minacce di nuovi dazi – verso l’Ue e le trattative commerciali in corso con Bruxelles potrebbero avere implicazioni significative per le esportazioni europee, Italia compresa.
Per ora, i mercati sembrano scommettere su una soluzione diplomatica, ma la volatilità resta elevata. Nel dettaglio, le azioni Usa esposte all’export hanno sovraperformato quelle domestiche, segno che gli investitori scommettono su una possibile tregua. Tuttavia, il rischio di un’escalation resta concreto, anche perché le contropartite offerte dall’Europa — come l’acquisto di GNL o armamenti — potrebbero non bastare. Ciò che realmente interessa all’amministrazione statunitense è l’accesso regolamentare al mercato europeo, una questione ben più complessa.
Cripto e debito pubblico Usa
Un altro fenomeno meno visibile ma potenzialmente rivoluzionario – conclude la nota di Algebris – è il ruolo delle stablecoin nella finanza pubblica americana. Emittenti come Tether e Circle, per garantire la parità 1:1 con il dollaro, detengono enormi quantità di titoli di Stato Usa. A fine 2024, Tether possedeva 113 miliardi di dollari in Treasury, diventando di fatto uno dei principali finanziatori del debito americano, davanti a numerosi Stati sovrani.
Questa nuova domanda strutturale potrebbe offrire margini di manovra inediti a una futura amministrazione Trump, permettendo di sostenere tassi elevati o disavanzi più ampi senza dover ricorrere al tradizionale compromesso politico. Una dinamica che merita attenzione, anche per le sue implicazioni sulla stabilità macroeconomica globale.