Piazza Affari giù, pesano banche e pessimismo Eurolandia

5 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Chiusura con segno meno per la Borsa Milano con l’azionario italiano che sconta così come gli altri mercati finanziari dell’Eurozona la pubblicazione del documento della Commissione europea, che contiene le previsioni autunnali sull’Europa e sull’Ue. L’indagine presenta importanti indicazioni per la stessa Italia. In chiusura, il Ftse Mib fa segnare un ribasso dell’1,13% a 19.091,93 punti, l’All Share -1% a 20.274 punti e lo Star -0,52% a 16.213,78 punti..

Il rischio di sforamento del tetto del deficit/Pil, fissato al 3%, è stato scongiurato. Difatti, secondo l’outlook Ue, il rapporto italiano si attesterà al 3% per quest’anno, per poi scendere al 2,7% nel 2014, grazie agli effetti della legge di stabilità. Tuttavia, non c’è nulla su cui brindare, visto che le previsioni sono state riviste in peggio rispetto a quelle della scorsa primavera. Il debito/Pil è stato poi ritoccato al rialzo, così come anche il tasso di disoccupazione.

Riguardo al Pil italiano, tagliate le stime. La Commissione europea ha dato ragione così all’Istat, che ieri ha tagliato le previsioni di crescita del governo, a – 1,8% quest’anno e +0,7% l’anno prossimo, contro il -1,7% e +1% stimato dall’esecutivo. Anche l’Ue prevede una contrazione del Pil, nel 2013, -1,8%.

Sull’Europa in generale, il commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ha detto che la situazione sta migliorando, ma ha anche avvertito che è troppo presto per cantare vittoria. Inoltre, sia il debito pubblico dell’Eurozona che dell’Unione europea toccheranno, secondo le previsioni, massimi storici.

La carrellata di dati e dichiarazioni porta cautela sul mercato azionario europeo, che viaggia comunque sui massimi degli ultimi cinque anni. Indice di riferimento Stoxx Europe 600 Index in calo, il benchmark rimane comunque in crescita +15% nel 2013. A questo punto l’attesa è per l’esito della riunione della Bce, in calendario dopodomani, giovedì 7 novembre. Si spera in un taglio dei tassi di rifinanziamento.

“Siamo tutti in attesa della Bce – ammette in una email riportata da Bloomberg Ion-Marc Valahu, co-fondatore e gestore dei fondi a Ginevra – La maggior parte degli investitori attende un taglio dei tassi o comunque una misura di stimoli monetari, dunque c’è spazio per la delusione”, visto che Mario Draghi potrebbe anche limitarsi a ripetere di essere pronto a intervenire, senza fare nulla di concreto.

A tal proposito, contro la forza della moneta unica, si è espresso il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni, che ha sottolineato che i valori dell’euro rappresentano un rischio per l’economia, e che ha così chiesto alla Bce di Mario Draghi di agire.

Tra i titoli scambiati sul Ftse Mib, focus su Mediaset, balzata fino a +5% dopo il giudizio positivo di Goldman Sachs. In chiusura fa +3,4%.

Altri titoli osservati speciali sono Fiat (-1%), che dopo i risultati deludenti sul fronte immatricolazioni riceve giudizi poco confortanti dalla comunità degli analisti; Telecom Italia in balìa di nuovi rumor, +0,07%, così come BPM, +2%. Tra gli altri bancari, Unicredit lascia sul terreno il 2,6%, Intesa SanPaolo il 2,3% e Banco Popolare il 2% circa.

Spread Italia-Germania a 10 anni in rialzo +0,72% a 237,33 punti base, a fronte di rendimenti decennali +1,09% al 3,98%. Boom di domanda per il BTP Italia.

L’euro sotto quota $1,35, dunque a un valore superiore rispetto a $1,3441, minimo dallo scorso 18 settembre testato ieri. Tuttavia la valuta rimane ben al di sotto rispetto al massimo in quasi due anni toccato il 25 ottobre a $1,3832; gli investitori continuano a scommettere sulla probabilità di un taglio dei tassi da parte della Bce.

Il Dollar Index, che misura la performance del dollaro contro un paniere che include le sei principali valute a livello mondiale, viaggia a un valore attorno agli 80 punti, superiore rispetto al minimo degli ultimi nove mesi, a 78,998 punti, testato lo scorso 25 ottobre.

In Asia attenzione alle dichiarazioni rilasciate dal premier cinese Li, secondo cui la Cina avrebbe bisogno di una crescita economica del 7,2% per creare 10 milioni di posti di lavoro. Il tasso di crescita è inferiore rispetto al target ufficiale del 7,5%.

“I suoi commenti hanno deluso le aspettative dei mercati, in quanto sono sembrati più da falco rispetto a quanto (il premier) aveva proferito all’inizio dell’anno”, ha commentato Hong Hao, responsabile strategist di Bank of Communications International.

Li ha anche affermato che per il paese, lanciare nuovi stimoli all’economia sarà più difficile rispetto al passato, considerati i timori sull’inflazione. Ma alla fine l’indice di Shanghai ha guadagnato +0,35%; indice australiano S&P/ASX 200 +0,77%, Hong Kong -0,66%, Borsa di Tokyo ha visto il Nikkei salire +0,17%, indice coreano Kospi -0,56%. Tra i titoli, occhio al giapponese Nissan, crollato più del 10% dopo aver tagliato le stime sugli utili dell’intero anno.

ALTRI MERCATIEuro -0,17% a $1,3490; dollaro/yen -0,33% a JPY 98,27; euro/franco svizzero +0,04% a CHF 1,2298. Euro/yen -0,47% a JPY 132,56. Occhio al balzo della sterlina dopo alcuni numeri macro da record diffusi nel Regno Unito.

Riguardo alle materie prime, i commodities, i futures sul petrolio -0,30% a $94,34, il prezzo dell’oro -0,08% a quota $1.313,60 l’oncia.