Piazza Affari, è una questione di valore nascosto

15 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

Per la prima volta dopo diversi anni, le small cap hanno sottoperformato l’universo delle large cap, un cambio di paradigma epocale dovuto a due ragioni che individua e spiega Massimo Trabattoni, Head of Italian Equity su Kairos.

I motivi principali di questo andamento sono due: le alte valutazioni e il peso sempre maggiore negli scambi sui mercati azionari dei flussi dei fondi passivi e degli strumenti automatici.

Questi ultimi selezionano i titoli in base al momentum e fanno della velocità di esecuzione, sia in acquisto che in vendita, la loro peculiarità. Per raggiungere il loro obiettivo si concentrano sugli indici e la liquidità di mercato garantita dalle large cap risponde al meglio alle loro scelte di investimento. I movimenti dei prezzi vengono pertanto influenzati dalla logica di questa enorme quantità di flussi, specialmente nelle fasi di rialzo dove le large cap, unico target possibile di questi strumenti, tendono a registrare performance superiori al resto del mercato.

Da qui si possono ben individuare le scelte di portafoglio e le prospettive delle performance future.

L’aspetto di maggior rilievo dell’attuale scenario è rappresentato dai flussi di liquidità che adesso sono a favore delle large cap. La controprova sono state le valutazioni stellari che i titoli a piccola capitalizzazione avevano raggiunto sia a livello globale che a livello nazionale: nel caso italiano la bolla PIR aveva infatti contribuito all’espansione talvolta irragionevole dei multipli. In questa fase, invece, manca ‘l’alta marea’ dei flussi di acquisto che sostiene in modo indistinto l’universo delle small cap rendendo ancora più stringente la selezione. Ora più che mai è vietato sbagliare, anche perché nel caso delle small cap spesso si tratta di azioni non liquidissime e, in caso di vendita sul mercato perché ritenute deludenti rispetto alle aspettative, le perdite potrebbero aggravarsi.