Petrolio, la reazione dei mercati alla tragedia greca dell’Opec

9 Dicembre 2020, di Redazione Wall Street Italia

Petrolio, la standing ovation dei mercati alla tragedia greca dell’Opec

A cura di Nitesh Shah, Director, Research di WisdomTree

Potremmo paragonare gli incontri dell’OPEC a una tragedia greca. Anche se definire il protagonista può rivelarsi difficile, c’è sempre un senso di alto tradimento e di vendetta seguito da un’assemblea di pari. L’alto dramma continua a intrattenere. Tuttavia, i prezzi del petrolio finiscono per assorbire il peso della volatilità emotiva.

Petrolio, l’ultima decisione dell’Opec

Venerdì 4 dicembre, il giorno dopo l’incontro dell’OPEC+, il prezzo del petrolio Brent è salito a quasi 50 dollari al barile segnando il prezzo più alto da marzo 2020, e cioè da poco prima del crollo del prezzo di questa materia prima. Ciò ha sorpreso, visto che l’accordo OPEC+ non è stato all’altezza delle aspettative. Il mercato aveva ampiamente valutato un’estensione delle quote attuali per altri tre mesi.
Invece l’OPEC+ ha proseguito con l’aumento della produzione di 500.000 barili al giorno nel gennaio 2021 e ha programmato incontri mensili per valutare ogni mese un aumento della produzione. Sì, l’accordo raggiunto è inferiore all’aumento di 1,9 milioni di barili al giorno originariamente previsto, ma i sondaggi tra gli operatori del mercato hanno chiaramente indicato che non si prevede alcun aumento per il primo trimestre.

Il risultato è prodotto di un compromesso con gli Emirati Arabi. Gli Emirati Arabi, tradizionalmente sostenitori dell’Arabia Saudita e del Consiglio di Cooperazione del Golfo, hanno assunto una posizione di rottura, poiché sempre più impazienti di utilizzare la loro capacità petrolifera in espansione.
La riunione è stata ritardata di diversi giorni e per la prima volta dal marzo 2020 l’Arabia Saudita non ha ottenuto l’esito desiderato. Per contestualizzare meglio, nel marzo 2020, era stata la Russia ad assumere una posizione di rottura rispetto all’Arabia Saudita scatenando la guerra dei prezzi che ha portato al peggiore crollo del prezzo del petrolio della storia.
Anche se l’esito di ieri non è così drammatico, l’indebolimento dei rapporti in quello che è il cuore dell’OPEC potrebbe tradursi in una scarsa conformità alle disposizioni adottate. Inoltre, questa saga potrebbe ripetersi ogni mese, ora che i volumi di produzione non sono stati fissati per il prossimo trimestre o anno.

La riduzione di soli 500.000 barili al giorno a gennaio, seguita da valori simili a febbraio e marzo, potrebbe permettere al mercato petrolifero di rimanere in deficit di approvvigionamento nel primo trimestre del nuovo anno, contribuendo così a diminuire l’eccesso di scorte di petrolio. Riteniamo che il mercato si concentri su questo come risultato positivo.

Le attese dei mercati finanziari

Mentre le principali agenzie come l’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’Energy Information Administration e l’OPEC stessa, rimangono caute e hanno rivisto al ribasso i dati della domanda del 2021, il mercato sembra essere più ottimista, con le recenti notizie sui vaccini che rappresentano un vento favorevole. Sia il Brent che il West Texas Intermediate (WTI) sono in backwardation dal 2021 al 2024, indicando che il mercato è rialzista sul fronte della domanda.

Nel 2020 l’OPEC ha festeggiato il suo 60esimo compleanno. Che celebrazione! Il dramma e le lotte intestine tra i membri e i paesi partner sono stati eguagliati solo dal comportamento dei prezzi. Dopo il front month i prezzi del Brent sono scesi del 72% dal 6 gennaio 2020 al 21 aprile 2020, per salire del 157% da quel punto al 4 dicembre 2020.