Perquisizioni e pm al ministero Economia, indagati tre funzionari

14 Maggio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Sono indagati per rivelazione e divulgazione del segreto d’ufficio i tre funzionari del Mef oggetto di perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta sulla fuga di notizie relative a bozze di documenti di programmazione economica e finanziaria.

L’inchiesta sulla fuga di notizia riguardo le bozze del documento di programmazione economico e finanziaria riguarda sia fatti avvenuti durante il governo Letta che durante il governo Renzi. I tre indagati sarebbero coinvolti in fatti avvenuti quando il ministro era Saccomanni.

Dunque i tre funzionari che risultano indagati dalla Procura di Roma nell’inchiesta del pm Nicola Maiorano sarebbero coinvolti in una presunta fuga di notizie avvenuta nel 2013 quando a Palazzo Chigi c’era Enrico Letta. Lo stesso ministro dell’epoca, Fabrizio Saccomanni, non nascose la propria irritazione per la fuga di notizie.

‘Diffusione delle bozze ha danneggiato ministero’ – La tutela del lavoro di elaborazione di norme del ministero dell’Economia, da una parte, e la necessità di non ingenerare confusione nell’opinione pubblica dall’altra, provocando un dibattito politico distorto. Sono due delle ragioni che – secondo quanto riportano fonti del ministero dell’Economia – hanno portato, due settimane fa, il gabinetto del ministro Pier Carlo Padoan a presentare denuncia contro la diffusione di bozze del Def e di provvedimenti in corso di elaborazione. Potrebbe scattare il codice etico del ministero.

La denuncia del gabinetto del ministero dell’Economia, a caccia di chi diffonde le ‘bozze’ dei provvedimenti del governo, è stata decisa un paio di settimane fa, spiegano al ministero.

L’obiettivo principale – spiegano le stesse fonti – e’ quello di tutelare la reputazione dell’istituzione e anche il lavoro fatto da gran parte dei dipendenti pubblici, che può essere sminuito dall’operato di poche persone che diffondono notizie non autorizzate.

Le fonti del Mef evidenziano, tra l’altro, che la diffusione di bozze, con ipotesi di lavoro che non sono nella versione definitiva, non aiutano un sano dibattito politico, che si alimenta su notizie che sono infondate. Così si ingenera confusione nell’opinione pubblica. Oltre alle ipotesi di reato, sulle quali indaga la magistratura, la divulgazione di notizie non autorizzate – viene spiegato – rappresenta un’illecito disciplinare ai sensi del codice etico del Mef, al quale tutti i dipendenti sono obbligati ad attenersi. Sono per questo previste sanzioni, graduate in base alla gravità, che sono state recepite anche dai contratti collettivi di lavoro. (ANSA)