“Perché Warren Buffett è un miliardario modello”

23 Agosto 2021, di Alberto Battaglia

Filantropia e frugalità dello stile di vita sono alcune delle caratteristiche che fanno di Warren Buffett un modello non solo per chi intende investire con profitto, ma anche per “gli altri ultra-ricchi”.
A tessere le lodi dell’Oracolo di Omaha, uno degli uomini più ricchi al mondo, è John Longo, professore di finanza presso la Rutger University di Newark, nonché azionista della compagnia di Buffett, Berkshire Hathaway.

Perché Warren Buffett è un miliardario modello

Buffett, che il prossimo 30 agosto compirà 91 anni, ha comprato la sua prima azione circa 80 anni fa. Da allora è diventato una vera e propria leggenda degli investimenti, con un patrimonio stimato (allo scorso marzo) attorno ai 100 miliardi di dollari. Nonostante le crescenti ricchezze, l’Oracolo di Omaha continua a vivere nella stessa residenza acquistata una sessantina di anni fa. Buffett non ha sentito l’esigenza di espandersi ulteriormente, dal momento che “ciò che mi rendeva felice a 40 anni”, ha dichiarato lo scorso giugno, “continua a farlo anche a 90”.

A rendere, tuttavia, particolarmente ammirevole la posizione di Buffett è la decisione con la quale ha sostenuto vari progetti di beneficenza, cui ha già donato metà dei propri averi nel corso degli anni.
Al momento, il valore delle donazioni effettuate in favore di cinque fondazioni ha raggiunto un valore di 41 miliardi di dollari, ha ricordato il professor Longo su The Conversation. A confronto, molto poco è andato ai tre figli del celebre investitore: Howard Graham Buffett, Peter Buffett e Susan Alice Buffett.

A proposito di equità e diseguaglianze, Warren Buffett non ha mai avuto problemi ad ammettere che il sistema fiscale americano ha avuto un grosso ruolo nel favorire l’accumulazione della sua ricchezza.
Ad essere tassati maggiormente, infatti, sono i redditi a discapito dei patrimoni – lo stesso investitore ha dichiarato di pagare un’aliquota fiscale più bassa della sua segretaria. Nel 2012 il Congresso americano non accolse favorevolmente una riforma proposta da Buffett nella quale veniva stabilita una tassa minima al 30% per chi percepiva guadagni superiori al milione di dollari all’anno e del 35% oltre i 10 milioni. Fu calcolato che questo sistema avrebbe prodotto entrate aggiuntive negli Usa per oltre 36 miliardi di dollari annui. Non tutti i colleghi di Buffett, questo è certo, avrebbero messo la firma al progetto.