Pensioni: sono davvero così basse? Metà dei beneficiari non ha mai versato contributi

14 Febbraio 2020, di Mariangela Tessa

Il sistema previdenziale del nostro paese non è in ottima forma. Ma la colpa non è della spesa pensionistica, che appare sotto controllo, bensì di quella assistenziale (pensioni di invalidità, indennità di accompagnamento… ), letteralmente esplosa. A fare chiarezza sullo stato della spesa per le pensioni ci ha pensato il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali che, nel suo Settimo rapporto, presentato qualche giorno fa a Roma.

Redatto sulla base della rigorosa rilevazione dei dati dei bilanci consuntivi degli Enti di Previdenza, lo studio illustra puntualmente gli andamenti della spesa pensionistica, delle entrate contributive e dei saldi delle differenti gestioni pubbliche e privatizzate che compongono il sistema pensionistico obbligatorio del Paese.

Di seguito, i punti principali evidenziati dal Rapporto, evidenziati da Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, in un articolo pubblicato sul Corriere:

  • Benché in leggera crescita, la spesa pensionistica è sotto controllo: nel 2018, ha raggiunto i 225,593 miliardi (contro i 220,843 del 2017); sempre più insostenibile appare invece il costo delle attività assistenziali a carico della fiscalità generale: 105,666 miliardi di euro nel 2018, con un tasso di crescita annuo dal 2008 pari al 4,3%.
  • Su 16 milioni di pensionati circa la metà è totalmente o parzialmente assistita dallo Stato. Di questi, circa 800mila pensionati (il 5,12%) usufruiscono della pensione o assegno sociale. In pratica,  fino a 66 anni non hanno mai pagato né contributi sociali e neppure le imposte dirette. Altri 2,9 milioni di pensionati beneficiano dell’integrazione al minimo, pari a 513 euro al mese, ovvero quelli che in 67 anni anni di vita non hanno neppure 15/17 anni di contributi versati.
  • Ci sono inoltre 160 mila pensioni di guerra, relative al conflitto del 1945, che vanno a beneficio dei superstiti. A queste si aggiungono poi le pensioni di invalidità, con accompagnamento o meno, e le reversibilità.
  • A questi si aggiungono 800mila altri pensionati (il 5%) che sono in una situazione uguale a quella precedente ma che, per legge, prendono la “maggiorazione sociale” di 630 euro mensili per 13 mesi; anche qui stesso discorso: pagamento a domanda.

 “E siamo così arrivati al 28,3% dei pensionati che, come si sarà capito, non hanno subito un’ingiustizia sociale, ma beneficiano di un sussidio quale ringraziamento per 66 anni di vita senza pagare tasse e contributi” spiega Brambilla, che continua: “Poi abbiamo circa 160mila pensioni di guerra (1%): sì, avete capito bene; di guerra relative al 1945. Ovviamente sono basse, anche perché molte sono a beneficio dei superstiti dei superstiti. A buona parte di questi pensionati, circa 2,4 milioni, in prevalenza donne, viene erogata la cosiddetta quattordicesima mensilità che, insieme ad altre prestazioni assistenziali, aumenta un pochino le pensioni di cui sopra. Infine, ci sono 2.743.988 prestazioni di invalidità civile (17%) di cui 582.730 che hanno solo la pensione di invalidità, 1.764.164 con la sola indennità di accompagnamento397.094 percettori di entrambe le prestazioni, che si sommano ai circa 1,158 milioni di invalidi previdenziali INPS (7,2%) e alle 716mila prestazioni Inail per le inabilità o invalidità da infortuni sul lavoro. Sono tutte pensioni modeste anche se spesso integrate con “l’indennità di accompagnamento” per i non autosufficienti: totale generale delle pensioni sotto i mille euro, 53%”.

Brambilla aggiunge che:

“L’Istat dovrebbe anche spiegare ai cittadini che circa 8 milioni di pensionati su 16 milioni non ricevono pensioni ma benefici assistenziali sui quali non gravano imposte. L’IRPEF, circa 50 miliardi, grava sul 40% di pensionati che prendono più di 1.200 euro al mese e, soprattutto, su quel 24,7% di pensionati con prestazioni da 2 mila euro in su; cioè sulle pensioni vere, quelle pagate con contributi e tasse. Poiché, come spiega il Settimo Rapporto Itinerari Previdenziali, sono in pagamento circa 23 milioni di prestazioni per 16 milioni di pensionati, significa che ogni pensionato prende 1,42 prestazioni e che l’importo medio è pari a oltre 18mila euro l’anno: un bello stipendio che, se spiegato correttamente, incentiverebbe i giovani a credere nel nostro sistema previdenziale che – al netto dell’assistenza – è sano.
Se poi escludiamo le pensioni assistenziali, l’importo medio delle pensioni vere passa a 25.590,43 euro annui lordi. Identiche considerazioni per le donne: è vero che hanno redditi mediamente più bassi (non solo in Italia per la verità) ma, se consideriamo che l’80% delle pensioni di reversibilità è rosa, sapendo che nel migliore dei casi l’importo di queste prestazioni è il 60% della pensione originaria, la media non può che essere più bassa”.