Pensioni “quota 100”, le due ipotesi al vaglio del governo

3 Settembre 2018, di Mariangela Tessa

Settimana decisiva, quella in partenza oggi, per la manovra 2019. La quadratura del cerchio della legge di bilancio non sarà però facile da trovare soprattutto in presenza del pressing della maggioranza per far scattare dal 2019 le prime misure su flat tax, reddito di cittadinanza e pensioni.

Proprio sulle pensioni, nei prossimi giorni il governo dovrebbe quantificare i fondi destinabili all’operazione quota 100 (somma di età anagrafica e anzianità contributiva).  Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore:

“Al momento tra le ipotesi valutate dai tecnici del Mef ci sarebbe quella di destinare a questa misura dai 2 ai 2,5 miliardi lasciando aperta la strada solo a un intervento selettivo dato che l’uscita anticipata per tutti costerebbe 7-8miliardi l’anno”.

Due secondo il quotidiano economici le ipotesi al vaglio:

dare il via a quota 100 come ulteriore strumento per la gestione degli esuberi, rendendo modulabili il requisito anagrafico e quello contributivo e attivando un fondo unico o più fondi; rendere possibile l’uscita a una platea più ampia, ad esempio per alcune specifiche categorie di lavoratori oppure con vincoli rigidi (età non inferiore ai 64 anni, ricalcolo contributivo e soli 2 anni di contribuzione figurativa). Quest’ultima ipotesi ricalca la proposta elaborata dal presidente di Itinerari previdenziali ed ex sottosegretario al Lavoro, Alberto Brambilla, secondo cui il decollo di quota 100 per tutti, ma con precisi paletti, sarebbe possibile con circa 3,5 miliardi“.

Nel caso, conclude il quotidiano, in cui:

“la dote non dovesse superare i 2-2,5 miliardi, il miliardo mancante potrebbe essere ricavato da un parziale stop al rifinanziamento dell’Ape sociale, che non verrebbe eliminata ma sarebbe assorbita nel “fondo” su cui modellare quota 100 per gli esuberi”.