Pensioni, “quota 100” costerà 15 miliardi

14 Maggio 2018, di Mariangela Tessa

I temi che potrebbero entrare nel possibile programma di un governo M5s-Lega iniziano a riempirsi di dettagli. Tra questi spiacca l’introduzione del meccanismo di “quota 100”, tra età anagrafica e contributi, per andare in pensione. Secondo i calcoli di Stefano Patriarca, a lungo consulente di Palazzo Chigi per la previdenza e ora responsabile della società di consulenza Tabula, tale misura potrebbe costare nel 2019 11,5 miliardi per arrivare a quasi 15 a regime, il terzo anno dall’avvio della normativa.

“Nel 2017 sono state liquidate dall’Inps nel solo settore privato circa 290.000 nuove pensioni previdenziali dirette e tra queste circa 160.000 di anzianità. In media chi è andato in pensione anticipata aveva 61 anni” ha detto all’Ansa a proposito delle proposte sugli interventi sulla riforma Fornero che potrebbero arrivare con il nuovo Governo. “Se oltre a quota 100 si prevedesse anche la possibilità di uscire con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età il costo il primo anno sarebbe di 12,3 miliardi e di quasi 16 a regime”.

Insomma – per Patriarca – in 10 anni si potrebbe arrivare fino ad un costo cumulato di 150 miliardi di euro in 10 anni.

Tra le altre misure, la flat tax a due aliquote, con detrazioni decrescenti e cumulo dei redditi familiari, potrebbe costare, secondo i calcoli del Sole 24 Ore, tre volte tanto, fino a 45-50 miliardi. E a conti fatti i benefici, per una gran parte di contribuenti, potrebbero garantire un alleggerimento attorno al 40-50% per la maggior parte delle famiglie.

C’è poi il reddito di cittadinanza e la necessità di annullare l’aumento Iva da 12,5 miliardi che scatterebbe a gennaio e potrebbe costare in media 242 euro a famiglia.