Pensioni: dal 1° gennaio scattano gli aumenti grazie alla rivalutazione

23 Dicembre 2021, di Alessandra Caparello

Cedolino della pensione più ricco da gennaio 2022 grazie alla rivalutazione. Ripartirà infatti fra pochi giorni, ossia dal 1° gennaio 2022 la perequazione piena delle pensioni che nel 2020 è stata congelata.

Dal 1° gennaio 2022 quindi le pensioni torneranno  ad essere rivalutate con criteri più favorevoli e inoltre da tale data, inoltre, si ritornerà al vecchio criterio di rivalutazione per scaglioni d’importo  che assicurerà ai pensionati incrementi più favorevoli rispetto ai criteri attualmente in vigore.

Rivalutazione (o perequazione) delle pensioni: cosa significa

La perequazione delle pensioni consiste nella rivalutazione annuale degli importi dei trattamenti pensionistici per adeguarli all’aumento del costo della vita.

La rivalutazione delle pensioni è un meccanismo attraverso il quale l’importo delle prestazioni sociali, come la pensione appunto, viene adeguato all’aumento del costo della vita, secondo i dati pubblicati dall’Istat. Si parla di rivalutazione o perequazione, termine che identifica la rivalutazione dell’importo pensionistico legato all’inflazione. In pratica come riporta il sito PensioniOggi.it, si tratta di un meccanismo attraverso il quale l’importo delle prestazioni medesime viene adeguato all’aumento del costo della vita come indicati dall’Istat. Il fine che la legge intende perseguire è quello di proteggere il potere d’acquisto del trattamento previdenziale pensionistico qualsiasi esso sia. In questi ultimi anni le modalità di erogazione della rivalutazione sono state più volte riviste dal legislatore per esigenze endemiche di contenimento della spesa pubblica sino a generare molta confusione.

A livello normativo, si segnala in primis il DL 201/2011 da cui è stato disposto il blocco dell’indicizzazione nei confronti delle pensioni che erano di importo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps. Le pensioni di importo inferiore sono state invece adeguate pienamente all’inflazione (+ 2,7% nel 2012 e + 3% nel 2013). Dal 1° gennaio 2014, la legge 147/2013 poi ha introdotto un sistema di rivalutazione suddiviso in cinque scaglioni prorogato poi  sino al 31 dicembre 2018.

Infine, in via transitoria per il triennio 2019-2021 la legge di bilancio 2019 ha ulteriormente rivisto il meccanismo di perequazione nella seguente misura:

  • per le pensioni di importo fino a tre volte il trattamento minimo l’adeguamento avviene in misura piena (100%);
  • per le pensioni di importo superiore e sino a quattro volte il trattamento minimo viene riconosciuto il 97% dell’adeguamento;
  • per quelle di importo superiore e sino a cinque volte il minimo l’adeguamento è pari al 77%;
  • adeguamento al52% per i trattamenti pensionistici tra cinque e sei volte il minimo;
  • adeguamento al 47%per i trattamenti superiori a 6 volte e sino ad 8 volte il trattamento minimo inps;
  • adeguamento al 45%per i trattamenti pensionistici tra le 8 e le 9 volte il minimo e al 40% per quelli di importo superiore a 9 volte il minimo

Rivalutazione pensione dal 1 gennaio 2022: cosa succederà

E’ stato il decreto del ministero dell’Economia del 17 novembre, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 26, a prevedere che la percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2021 venga determinata in misura pari a +1,7 dal 1° gennaio 2022, salvo conguaglio da effettuarsi in sede di perequazione per l’anno successivo.

Dal prossimo anno partirà una rivalutazione del +1,7% che sarà applicata in maniera decrescente al salire della pensione ma anche, a differenza del 2020, calcolata in forma progressiva scaglione per scaglione. Una formulazione questa che porterà incrementi più generosi agli assegni più bassi.

Un dossier dell’Inps ha fornito le prime stime sull’impatto che la soluzione avrà sui trattamenti. Le pensioni di importo fino a 4 volte il trattamento minimo (pari a quello del 2021 che è di 515,58 euro), cioè sino a 2.062,32 euro, otterranno l’incremento dell’1,7%; le pensioni superiori a 4 e fino a 5 volte il trattamento minimo Inps, cioè tra 2.062,33 euro e 2.577,90 euro, otterranno una rivalutazione dell’1,53%, ferma restando la rivalutazione all’1,7% dello scaglione sino a 2.062,32 euro. Le pensioni di importo superiore a 5 volte il minimo Inps, cioè oltre i 2.577,90 euro, otterranno un incremento dell’1,275%, ferma restando la rivalutazione dell’1,7% dello scaglione sino a 2.062,32 euro e dell’1,53% della fascia compresa tra 2.062,33 e 2.577,90 euro.