Pensioni: con la riforma Irpef aumenti fino a 744 euro annui

21 Marzo 2022, di Alessandra Caparello

Con la riforma dell’Irpef prevista dalla legge di Bilancio 2022, le pensioni avranno aumenti medi di 210 euro annuo. A dare i numeri è il ministero dell’economia e delle Finanze rispondendo ad un question time in Commissione Finanze alla Camera.

Riforma Irpef 2022: cosa prevede

Soffermandoci in primo luogo sulla riforma dell’Irpef, l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, l’ultima Legge di bilancio ha introdotto 4 nuovi scaglioni che sono nel dettaglio:

  • fascia di reddito fino a 15mila: resta al 23%,
  • fascia di reddito 15-28mila: passa dal 27% al 25%,
  • fascia di reddito 28-50mila: passa dal 38% al 35%,
  • oltre i 50mila: si passa direttamente al 43%.

Vengono quindi tagliate le aliquote Irpef per i redditi tra 15.000 e 55.000 euro (che rappresentano il 50% dei contribuenti italiani), il che significa che chi ha un reddito compreso in questa fascia pagherà il 2% o il 3% di tasse in meno rispetto a prima. Nulla cambia per i redditi più bassi, fino a 15.000 euro, e per quelli più alti, da 75.000 euro in su: le aliquote restano invariate, pertanto pagheranno all’incirca la stessa Irpef.

Riforma Irpef: cosa cambia per le pensioni

Cosa cambia per le pensioni lo illustra sempre durante il question time il sottosegretario all’Economia, Federico Freni che con l’occasione ha fornito le tabelle con le proiezioni realizzate dal Mef.

Ebbene, i pensionati interessati dalla misura sono in totale 10 milioni e 292mila e la media di incremento dell’assegno è di 211 euro all’anno, ma con una ripartizione diversa base agli scaglioni di reddito. Il beneficio maggiore spetta a redditi medio alti, mentre per le fasce più basse l’aumento è di poche decine di euro al mese. Ma andiamo nei dettagli.

Per lo scaglione compreso tra 15mila e 30mila euro, circa 4 milioni e 900mila pensionati, l’aumento medio è di 167 euro all’anno, sotto i 14 euro mensili.

Per i 2 milioni di pensionati con reddito tra 30mila e 55mila euro, l’aumento annuale è di 308 euro, pari a 25 euro al mese.

Poi ci sono 95mila pensionati, con una fascia di reddito inclusa tra i 50mila e i 55mila euro e con assegno aumentato di ben 744 euro. E ancora, per i pensionati che rientrano nella fascia di reddito tra i 55mila e i 70mila euro, il ritocco annuo è di 495 euro, circa 41,25 al mese  da ultimo  i pensionati sopra i 75mila euro, che avranno un aumento di 270 euro annui, pari a 22,5 in più sull’assegno mensile.

In sostanza, nella fascia di reddito 15-28 mila euro (la più numerosa con 4,9 milioni di contribuenti) il beneficio medio annuo è stimato in 167 euro. Mentre il vantaggio più corposo è di 744 euro medi annui nella fascia 50-55mila euro, dove però i contribuenti sono poco meno di 96mila.

Si tratta di un primo passo, certamente non sufficiente, anche perché non spalmato in maniera progressiva, che ci impegna per il futuro a fare di più e meglio”, spiega Fragomeli del PD, primo firmatario del question time commentando le tabelle del Mef.