Pensioni: aumentano i periodi riscattabili. Le ultime novità nella legge di bilancio

16 Dicembre 2019, di Alessandra Caparello

Importante novità in tema pensioni con la legge di bilancio 2020. Un emendamento approvato al Senato ha previsto l’estensione dei periodi riscattabili ai fini previdenziali.

Aumento periodo riscattabile ai fini previdenziali

Per anticipare l’accesso alla pensione il decreto legge n. 4 del 2019 ha previsto la facoltà di incrementare il monte contributivo, riscattando volontariamente fino a cinque anni di periodi non coperti da contribuzione così da colmare i periodi di vuoto. La commissione bilancio del Senato ha approvato ora un emendamento che modifica il limite massimo dei periodi riscattabili, passando dagli attuali cinque a dieci anni.

Possono fruire del riscatto contributivo i lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, non titolari di pensione, quindi in sostanza, per usufruire del beneficio, non bisogna aver lavorato nei periodi antecedenti il 1996. L’estensione del periodo temporale da 5 a 10 anni permette a tutti i lavoratori che hanno avuto un’attività lavorativa discontinua, con periodi di mancata contribuzione tra un rapporto di lavoro e l’altro (per interruzioni o disoccupazione) di sanare la situazione e poter accedere alle varie misure pensionistiche.
Così l’estensione può essere utilizzata, ad esempio, per raggiungere i 20 anni di contributi necessari al pensionamento di vecchiaia o i requisiti per la pensione anticipata ad esempio.
Per l’entrata in vigore della norma si dovrà attendere solo il voto in aula dopo che il disegno di legge di bilancio 2020 ha ottenuto il via libera della commissione con il conferimento del mandato ai relatori di riferire all’aula sul provvedimento.

Rimanendo in tema pensioni, inoltre a  a partire dal 2020 dovrebbero partire un mini-aumento, con il più 0,4% che scatterà per gli assegni di quiescenza fino a 1.539,03 euro lordi mensili. A stabilirlo è la circolare 147/2019 dell’Inps  che prevede l’applicazione dell’indice di rivalutazione dello 0,4% calcolato dall’Istat che è stato ufficializzato con il decreto 15 novembre 2019 dei ministeri dell’Economia e del Lavoro

E quota 100?

Attualmente il governo sta discutendo la possibilità di introdurre Quota 41, che consentirebbe di accedere alla pensione con 41 anni di contributi senza alcun vincolo anagrafico, superando così quota 100.

La Quota 100 è operativa dal 2019 (sperimentale fino al 2021), consente l’uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti coloro che vantano almeno 38 anni di contributi con un’età anagrafica minima di 62 anni (es.: un lavoratore con 39 anni di contributi e 61 anni di età dovrà attendere un anno per presentare domanda). Il tutto, senza penalizzazioni sull’assegno (se non quella dovuta al minore montante contributivo).