Pensioni, Ape volontaria: banca può negare prestito

13 Aprile 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Dovrebbe debuttare il primo maggio ma l’incertezza regna sovrana visto che mancano all’appello i famosi decreti attuativi. Parliamo dell’Ape, acronimo di anticipo pensionistico introdotto dal governo per cercare di mettere quantomeno una pezza ai danni creati nel sistema previdenziale dalla riforma Fornero del 2011.

L’Ape può essere di due tipologie: social – totalmente a carico dello Stato per una serie di soggetti che si trovano in particolari situazioni di disagio e che abbiano compiuto almeno 63 anni di età, non già titolari di pensione diretta – e l’Ape volontaria – un vero e proprio prestito richiesto dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla Gestione Separata ed erogato da banche e assicurazioni aderenti all’iniziativa.

Il prestito ottenuto viene restituito in 260 rate in un periodo di 20 anni mediante una trattenuta che viene effettuata dall’Inps allatto del pagamento di ciascun rateo pensionistico, inclusa la tredicesima.

Se i tempi di attuazione dell’Ape sono incerti come ha confermato anche Stefano Patriarca, consigliere economico dell’unità di coordinamento della politica economica della presidenza del Consiglio dei ministri, nel corso del convegno Tuttolavoro, svoltosi nella sede milanese del Sole 24 Ore – “si sta ancora lavorando alla piattaforma informatica che dovrà gestire il tutto” – emergono i primi dettagli della misura.

Secondo quanto riporta l’Adnkronos, la banca chiamata a concedere il finanziamento potrebbe anche negarlo. Quando ci potrebbe essere il gran rifiuto? Nel caso in cui il richiedente risulti negli archivi della centrale rischi, sia protestato, abbia pignoramenti a carico o vecchi debiti o ancora se l’importo dell’Ape insieme alle altre rate superi il 30% la pensione.