Pensione, innalzamento età e assegno minimo: cosa cambia nel 2018

18 Dicembre 2017, di Mariangela Tessa

“L’innalzamento generalizzato di cinque mesi dei requisiti per andare in pensione che tanto ha fatto discutere nelle ultime settimane scatterà nel 2019. Ciò non toglie, però, che a partire da gennaio per andare in pensione, in alcuni casi, si dovrà attendere qualche mese in più”. Così scrive il Sole 24 Ore che fa il punto della situazione sul fronte delle pensioni, ricordando inoltre che:

“l’anno prossimo verrà parificato il requisito anagrafico per accedere al trattamento di vecchiaia: sia uomini che donne dovranno avere almeno 66 anni e 7 mesi di età. Di conseguenza la pensione si “allontanerà” per le lavoratrici autonome, alle quali quest’anno sono richiesti 66 anni e 1 mese, e per le dipendenti del settore privato, a cui bastano 65 anni e 7 mesi”

Per le dipendenti della pubblica amministrazione la soglia dei 66 anni e 7 mesi è già stata raggiunta nel 2016 ed è attualmente in vigore.

Non solo. Come ricorda ancora il Sole 24 ore: ”

“sarà necessario avere un anno in più di età per accedere all’assegno sociale, perché si passerà dagli attuali 65 anni e 7 mesi a 66 anni e 7 mesi, come stabilito già nel 2011 dalla riforma previdenziale Monti-Fornero. I requisiti per le altre tipologie di pensione, invece, non cambieranno”.

Per quanto riguarda l’importo,

l’anno prossimo l’assegno assegni aumenterà per effetto dell’inflazione di riferimento provvisoria relativa al 2017 (+1,1%). Ma l’incremento pieno viene riconosciuto alle pensioni di importo fino a 3 volte il minimo. Per i valori superiori l’aliquota di rivalutazione si riduce progressivamente”.

Il trattamento minimo, per esempio, passerà dagli attuali 501,89 euro lordi mensili a 507,41 euro.

Tuttavia, per effetto dell’attuale meccanismo di perequazione, l’adeguamento pieno all’inflazione viene riconosciuto solo agli assegni di importo fino a 3 volte il minimo. Oltre tale soglia l’aliquota scende progressivamente e quindi invece dell’1,1% il ritocco sarà via via più basso fino allo 0,495% (il 45% dell’1,1%) di chi ha una trattamento oltre sei volte il minimo, cioè 3.011,34 euro. Dato che le pensioni sono pagate per tredici mensilità, nella maggior parte dei casi l’aumento lordo oscillerà tra i 70 e i 270 euro in un anno.