Pensione anticipata: quanto si perde sull’assegno dell’Inps

1 Giugno 2021, di Alessandra Caparello

La pensione anticipata è uno degli strumenti più richiesti dai lavoratori e molte aziende scelgono di agevolare il prepensionamento per impiegare del personale più giovane. Sappiamo con certezza che Quota 100, l’anticipo pensionistico voluto dall’ex governo, andrà in soffitta a fine anno, con la fine della sperimentazione triennale.

Il governo Draghi sta studiando delle misure che andranno a sostituire lo strumento previdenziale che prevede l’uscita a 62 anni e 38 di contributi. C’è la proposta del presidente dell’Inps Pasquale Tridico che spinge per una pensione a 62 anni con assegno in due tempi: prima la parte contributiva (ovvero l’incasso sulla base dei contributi versati), poi quella retributiva (ovvero quella calcolata sulla base degli ultimi stipendi), ma solo dopo che sono trascorsi 5 anni.
Poi c’è il prepensionamento a 62 anni con contratto di espansione per cui l’impresa versa i contributi solo nel caso in cui il lavoratore sia a 5 anni dal requisito della pensione anticipata (quindi con almeno 37 anni e 10 mesi di contributi) ma non dal requisito della vecchiaia.

Pensione anticipata: quanto si perde sull’assegno

Ma chiunque voglia accedere alla pensione anticipata è bene che sappia quanto perderà sul proprio assegno di pensione versato dall’Inps.

Abbandonare il lavoro 5 anni prima del previsto (62 anni) con uno stipendio netto da 2 mila euro al mese vuol dire, secondo l’associazione di consulenza Progetica, vedere l’assegno decurtato del 22% da subito e del 10-15% nel prosieguo della vita del contribuente. Secondo il calcolo di Progetica un cittadino classe 1960 che ha iniziato a versare i contributi dal 1985 ed ha un reddito mensile di 1800 euro netti prenderebbe subito 847 euro invece che 1434 (con una perdita del 41%). Raggiunti i 67 anni, da lì in poi salirebbe solo fino a 1253 euro, ovvero un -13%.

Se lo stesso lavoratore invece aderisse al prepensionamento a 62 anni con contratto di espansione potrebbe arrivare fin da subito fino a 1118 euro netti al mese (-22% rispetto ai 1434 euro), per poi giungere a 1253 euro (-13%) come nell’ipotesi avanzata da Tridico.