PD spaccato sulla legge elettorale. Bersani soffoca il referendum

6 Luglio 2011, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – Può un referendum spaccare un partito? In teoria no, specie se, come spesso avviene, viene data libertà di coscienza. Ma nel caso in questione il referendum (elettorale) è ancora in embrione e il Pd si sta già spaccando. Non tanto sulla posizione da tenere quanto sulla bontà stessa dell’iniziativa politica. C’è un fronte trasversale, in seno ai democratici, che vuole dire basta all’attuale legge elettorale, il cosiddetto “Porcellum”. Bersani, però, mette le mani avanti e dice: “Le leggi elettorali si fanno in parlamento e la nostra proposta è buona e giusta. Chiedo a tutto il gruppo dirigente del Pd di stare su questa posizione”. È un vero e proprio richiamo all’ordine quello che il segretario del Pd fa ai big del partito alla luce dei referendum proposti per la riforma della legge elettorale. Il partito democratico presenterà a breve in Senato la sua proposta di riforma. “Ora incontrerò i direttivi dei gruppi – ha detto Bersani – e presenteremo la proposta. Poi chiederemo che sia incardinata rapidamente”.

La proposta del Pd La legge del Pd prevederà un sistema maggioritario a doppio turno con collegi e recupero proporzionale ed “è univocamente – ribadisce Bersani – la proposta del partito. I referendum, invece, sono appannaggio della società civile”. È la mia idea di fondo: i partiti hanno il loro da fare in Parlamento e lo facciano perbene, la società civile, che ha la sua politicità, esprima 2-3 anche 7 referendum e il Pd dirà come si attesta ma sosterrà la sua proposta. I referendum sono uno stimolo per trovare una soluzione parlamentare”. Anche perché, evidenzia il leader Pd, “la via referendaria di per sé non dà soluzioni soddisfacenti” e anche se “ho sempre detto che il Mattarellum è preferibile, non risolve i problemi ed infatti dopo il Mattarellum abbiamo avuto l’Unione”. E a chi, tra i referendari, evidenzia che il referendum è l’unico modo per riformare il Porcellum, Bersani ribatte: “Dire che il Parlamento non realizza le cose non mi pare una buona affermazione per un partito”.

Ma i referendari del Pd vanno avanti… “Alea iacta est”, il dado è tratto. I sostenitori nel partito democratico di un referendum per il ritorno al “Mattarellum” si sono riuniti questa mattina a Santi Apostoli per dare il via ufficiale all’operazione. C’era Arturo Parisi, motore dell’iniziativa, e c’erano tra gli altri Walter Veltroni, Pierluigi Castagnetti, Paolo Gentiloni, Giorgio Tonini, Giovanni Bachelet, Achille Passoni, Walter Verini, Marco Minniti, Enrico Morando e Gero Grassi. Diversi i costituzionalisti, tra cui Andrea Marrone e Salvatore Vassallo. Presente anche Stefano Ceccanti, che ha fatto la citazione di Cesare. “Se non vi saranno fatti nuovi, lunedì depositeremo i due questiti in Cassazione”, ha spiegato Ceccanti. Nessun problema, ha assicurato, se ieri il segretario Bersani ha gelato le loro ambizioni con un lapidario “il Pd può appoggiare i referendum, non promuoverli. Siamo sia parlamentari sia cittadini e non mi sembra una cosa strana se ci muoviamo, visto lo stallo in Parlamento”, ha sottolineato. Proprio Ceccanti ha depositato in Senato un disegno di legge di riforma della legge elettorale che ha raccolto 60 firme. “L’iter però è bloccato e non per colpa nostra”, ha ricordato. Dunque meglio muoversi, anche per scongiurare il pericolo che passi il referendum promosso da Stefano Passigli che farebbe tornare al proporzionale….

Bianco: una spinta dalla società civile C’è chi, pur dando ragione al segretario, riconosce al referendum una fondamentale funzione di stimolo: “Ha ragione Bersani – commenta Enzo Bianco – nel dire che le leggi elettorali si fanno in parlamento ma, a volte, il referendum quando nasce come spinta dalla società civile è un potente stimolo a fare una buona legge elettorale. Il referendum – osserva Bianco – non è la soluzione ma è una pistola appoggiata sul tavolo che può servire ma non bastano le forbici referendarie. Per una riforma elettorale serve anche l’ago per cucire”. E più di una volta, in passato, dopo le spinte referendarie – a partire da quella del 1991 – sono serviti interventi legislativi ad hoc per modificare, in modo più o meno appropriato, le leggi elettorali.

Parisi: se Bersani si muove ora fermo tutto… Parisi si dice disposto a fermare la macchina per il referendum a patto però che il segretario si muova subito con l’annunciata proposta parlamentare. “Sono anche disposto a sospendere l’iniziativa se però Bersani mi presenta tutto il menu: dica come è fatta la proposta, la sottoponga a un organismo di partito e si voti. E lo si faccia però ad horas”, ha detto l’ex ministro della Difesa commentando con i cronisti il richiamo di Bersani ai dirigenti del Pd a stare uniti sulla proposta del partito. Ci sono due urgenze, ha spiegato: “Il tempo che sta scadendo perchè senza una riforma in 12 mesi si andrà a votare con il Porcellum e il referendum Passigli su cui è schierato anche Casini”.

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