Partecipate enti locali valgono 14,8 miliardi. Tallone d’Achille, il trasporto pubblico

22 Luglio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Hanno un valore complessivo di 14,8 miliardi di euro le 86 società partecipate da 115 enti locali almeno al 33% da Comuni (oltre i 100mila abitanti), Province (oltre i 500mila) e Regioni italiane, compresi i 5,6 mld delle quotate.

Si tratta di un ammontare enorme che di fatto rendono il settore la quarta industria del Paese per fatturato (32,3 mld nel 2014) dopo Exor, Eni ed Enel e valgono il 18% del debito complessivo dei loro azionisti pubblici.

E’ quanto emerge dall’elaborazione condotta dall’area Ricerche e Studi di Mediobanca sui bilanci delle società attive nei servizi di pubblica utilità, nell’energia e, per la prima volta, in “altri settori”, compresi i Casinò (Venezia e Saint Vincent).

Guardando il periodo tra il 2010 ed il 2014 le partecipate pubbliche hanno generato utili per 2,1 miliardi, di cui 2,7 miliardi da energia elettrica e gas, con forti perdite (1,5 mld) per il settore del trasporto pubblico locale (Tpl).

Un vero e proprio tracollo, generato principalmente da Atac (1 miliardo il rosso tra il 2010 ed il 2014), a sua volta alla base del buco record di 524 milioni della Regione Lazio nel quadriennio.

L’indebitamento complessivo di queste aziende, sempre nel 2014, è stato pari a 39,4 miliardi (il 48% del debito degli Enti locali). Inoltre, nei cinque anni presi in esame dallo studio, il trasporto pubblico locale ha assorbito risorse pubbliche per 17,6 miliardi e, solo nel 2014, il trasporto e l’igiene urbana sono costati alla collettività ben 5 miliardi di somme ricevute dagli azionisti pubblici per rimettere a posto i bilanci.

Se si dà uno sguardo al portafoglio delle partecipate, il valore è pari a 14,8 miliardi (di cui 5,6 miliardi in valore di Borsa) e i comuni più ricchi sono Milano, Roma, Brescia e Torino che sono anche le sedi delle principali utility quotate a Piazza Affari. Ipotizzando che gli Enti locali vendessero queste partecipazioni e investissero i proventi in titoli pubblici a un tasso corrente (Rendistato 0,9%) riceverebbero proventi annui lordi per circa 130 milioni, a fronte di dividendi percepiti nel 2015 di 560 milioni oppure, nel caso di rimborso del debito, avrebbero minori interessi passivi annui per 560 milioni.