Paradisi fiscali: in Ue 1000 miliardi di perdite l’anno

5 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

GINEVRA (WSI) – I paradisi fiscali costano ogni anno all’Unione Europea 1000 miliardi di euro di perdite in tasse evase. La stima proviene da uno studio dell’economista Richard Murphy («Closing the European Tax Gap»), esperto di contabilita’ presso Tax Research.

Il rapporto, pubblicato a febbraio dell’anno scorso, e’ stato ripreso e citato da molti rappresentanti dei governi europei, cosi’ come dalla stampa e dalle organizzazioni non governative.

In una nota la lobby dei banchieri Genève Place Financière – la Fondazione il cui obiettivo centrale e’ quello di favorire il raggio d’azione e lo sviluppo della piazza finanziaria ginevrina – critica le cifre risultanti dai calcoli e il metodo utilizzato per arrivare alla somma, giudicata esagerata.

Richard Murphy, fondatore nel 2003 di una rete di lotta all’evasione fiscale (Tax Justice Network), parla nella sua ricerca di un “buco di evasione fiscale” di 860 miliardi, e di un “gap di elusione fiscale” da 150 miliardi. Arrontando si ottengono mille miliardi.

Per definire la perdita provocata dalle pratiche di evasione, il britannico si basa su uno studio effettuato nel 2010 da Friedrich Schneider, ­professore dell’Universita’ di Linz, circa la percentuale di economia sommersa in Europa rispetto al totale.

Per stabilire la somma, il tasso e’ confrontato con il Pil. Applicando al totale cosi’ ottenuto un’aliquota fiscale, Richard Murphy ha cosi’ ottenuto una cifra pari a 860 miliardi.

Ebbene, “la cifra e’ paracadutata dal nulla senza spiegazioni”, secondo l’associazione dei banchieri di Ginevra. L’autore dello studio non definisce infatti la nozione, facendo la media tra le stime del governo britannico (10%) e le sue (35%), per arrivare alla somma 150 miliardi.

Che si tratti di evasione o elusione fiscale, “questo studio non stabilisce alcun legame tra le perdite fiscali stimate la Svizzera”, come sottolinea Steve Bernard, direttore di Genève Place Financière.

La Svizzera, secondo il lobbysta, “non e’ responsabile delle dimensioni che ha assunto l’economia in nero nell’Ue”. Il legame viene fatto dalle autortia’ europee come Manuel Barroso, Algirdas Semeta e Herman Van Rompuy, per radicare saldamente quella cifra simbolica nell’opinione pubblica.

Chiaramente, tale cifra infleunza “de facto” anche le trattative in corso tra la Svizzera e i suoi partner europei in materia di paradisi fiscali e segreto bancario.