Panama Papers, Wikileaks: talpa pagata da Soros

6 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Mentre lo scandalo Panama Papers è un vaso di Pandora che è stato appena scoperchiato – non passano infatti giorni in cui non saltino fuori nuovi nomi altisonanti della politica e del jet set internazionale – una forte critica allo stesso Consorzio dei giornalisti investigativi, l’ICIJ, che ha reso pubblico lo schema dell’evasione fiscale planetaria, è arrivata da Wikilikeas. Che con un tweet ha accusato il Consorzio stesso di essere uno strumento di elusione fiscale finanziato da Soros e Ford che “ha un problema con Wikileaks”.

Non solo. In un tweet successivo Wikileaks ha anche parlato di un “attacco contro Putin” che è stato prodotto da OCCRP* e che ha come target la Russia e l’ex Urss” grazie ai finanziamenti dell'”USAID & di Soros”. In poche parole, l’organizzazione creata da Julian Assange ritiene che il consorzio non sia altro che una sorta di lobby di talpe finanziate, tra gli altri, dall’investitore miliardario.

Da segnalare che l’OCCRP è l’organizzazione investigativa che ha prodotto insieme all’ICIJ i Panama Papers e che si basa su indagini sul crimine organizzato e sulla corruzione, mentre Usaid è acronimo di “United States Agency for International Development”, agenzia federale Usa che fornisce aiuti all’estero promuovendo gli obiettivi di politica estera degli Stati Uniti , fondata nel 1961 da John F. Kennedy.

Ma perchè l’organizzazione che ha informato i cittadini di tutto il mondo sui paradisi fiscali di Panama che hanno nascosto i tesori di grandi personalità politiche e alti funzionari del mondo della finanza è stata accusata essa stessa di evadere il fisco?

In realtà, tutto è partito dalla dichiarazione che lo stesso direttore dell’organizzazione di stampa, Gerard Ryle, ha rilasciato nel corso di un’intervista rilasciata a Wired. Ryle ha affermato che la stessa ICIJ non ha alcun piano per rendere note informazioni sensibili di individui privati innocenti, oltre a quelle dei personaggi pubblici su cui il gruppo sta focalizzando la propria attenzione:

“Noi non siamo Wikileaks. Stiamo cercando di dimostrare che il giornalismo può essere condotto in modo responsabile”.

Ovviamente Wikilkeas non ha gradito la dichiarazione secondo cui il suo modo di fare giornalismo in modo “irresponsabile” e ha risposto per le rime.

Ma al di là di Wikileaks la dichiarazione di per sè non è stata proprio felice, dal momento che viene subito da chiedersi chi è che decide quali siano gli “individui privati innocenti” da non disturbare e, in definitiva, da proteggere.  Ed è per questo che Wikileaks ha di nuoto twittato:

“Dovremmo pubblicare tutti gli 11 milioni di Panama Papers, in modo che ognuno possa studiarli, così come nel caso delle nostre pubblicazioni?”.

E ironicamente presenta due opzioni.

  • Si, rendetele pubblicabili
  • No, fate scegliere al mondo dei media