Panama Papers metteranno fine ai paradisi fiscali?

3 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Lo scandalo planetario di evasione fiscale dei Panama Papers metterà finalmente la parola fine ai paradisi fiscali? È quello che spera L’Espresso, uno dei media che ha svelato in anteprima gli 11,5 milioni di documenti top secret dei clienti di uno studio legale che gestiva conti offshore a Panama e in altri paradisi fiscali.

Come se ne avessero scoperto l’esistenza solo grazie alle ultime rivelazioni, i governi come quello degli Stati Uniti hanno iniziato a fare i primi passi in questa direzione, imponendo regole più rigide per reprimere fenomeni come quello dell’apertura di conti offshore all’estero.

Non solo Barack Obama, ma persino personaggi politici di spicco in un qualche modo coinvolti nello scandalo com David Cameron, il premier britannico “azzoppato dalle rivelazioni dei documenti di Mossack Fonseca”, nel 2014 aveva già lanciato una campagna contro i buchi neri delle tasse, come ricorda L’Espresso.

Anche Germania e Francia sono andate all’attacco dei forzieri svizzeri con una determinazione senza precedenti. E ora Berlino e l’Eliseo hanno l’opportunità di consultare l’archivio immenso messo a disposizione da una talpa dello studio legale panamense. Angela Merkel, per esempio, “non ha esitato a usare l’arma degli informatori anonimi e ben pagati, che hanno consegnato liste di clienti tedeschi degli istituti di credito elvetici”.

Il problema alla base di un business così ai limiti della legalità, tuttavia, è che i “nemici” con cui lottare sono più di uno e sono potenti. Il primo obiettivo delle autorità dovrebbe essere quello di fermare le pratiche redditizie delle grandi banche che alimentano il business dei paradisi fiscali.

Studi legali come Mossack Fonseca, scrive il magazine di approfondimento, “portano acqua al grande mulino dell’evasione fiscale internazionale. Ma sono le banche, compresi i colossi internazionali, a dirigere e gestire il fiume di denaro” che fluisce nei conti offshore.

Secondo la denuncia della Ong britannica Oxfam, i forzieri dei pirati delle tasse nascondono qualcosa come 7.600 miliardi di dollari. Una somma colossale, pari al Pil della Germania e del Giappone messi insieme. Tutto denaro sottratto al welfare dei paesi ricchi. A fare le spese di questa rapina globale, però, sono in primo luogo le popolazioni degli Stati più poveri dell’Africa e del Sudamerica, letteralmente depredati da una classe dirigente famelica, dedita al saccheggio delle risorse pubbliche.

Fonti: L’Espresso