PAKISTAN: CLINTON CONDANNA, AZIONI ALLE STELLE.

27 Marzo 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il presidente americano Bill Clinton e’ tornato dal suo viaggio in India e Pakistan a mani vuote. Ma il mercato azionario pakistano e’ in rialzo del 70% rispetto all’autunno scorso, data dell’ultimo golpe militare.

Non che ci si aspettasse cambiamenti rivoluzionari dopo una visita di soli 4 giorni: i governi dei due paesi non si sono allontanati per niente dalle loro posizioni e Clinton non e’ riuscito a persuadere il Pakistan a ridurre le tensioni con l’India, ne’ quest’ultima ad aprire un dialogo con il Pakistan.

Il risultato: l’area del sudest asiatico rimane la piu’ pericolosa al mondo.

Clinton e’ stato molto franco nelle sue direttive: ha condannato le armi nucleari in Pakistan e ha fatto appello ad una piena restaurazione della democrazia e alla riconciliazione con l’India, ammonendo il generale pakistano Musharraf che se evitera’ di seguire i consigli americani, il Paese si ritrovera’ completamente isolato.

I due piu’ importanti problemi rimangono infatti la mancanza di democrazia e la tensione in Kashmir, la regione himalaiana contesa da Pakistan e India.

Il generale Musharraf ha ammesso la necessita’ di interventi reciproci per allentare le tensioni in Kashmir, ma ha anche reso noto che non sara’ il Pakistan a fare il primo passo.

Sul fronte democratico, poi, il generale ha annunciato date per elezioni locali, ma non quelle nazionali e ha recentemente limitato l’indipendenza del sistema giudiziario e ha proibito campagne politiche.

Decisamente non quello che Clinton sperava.

Cio’ che stupisce, pero’, e’ il fatto che, nonostante il colpo di stato di ottobre sia stato condannato dalle comunita’ internazionali, il governo militare del generale Musharraf sembra aver fatto solo bene al mercato azionario pakistano; l’indice KSE 100 e’ infatti cresciuto di oltre il 70% da ottobre, mettendo il Pakistan al primo posto tra i mercati asiatici.

Mentre Clinton lanciava appelli verso la democrazia, gli analisti attribuivano il successo del mercato all’ottimismo portato dal governo militare.

I pakistani sperano che il nuovo governo possa eliminare la corruzione e alleggerire il sistema burocratico che andavano in passato a aumentare le difficolta’ economiche del Paese.

In particolare, il mercato ha reagito positivamente alla nomina di Shaukat Aziz, ex capo delle operazioni mondiali di private banking di Citibank, a ministro delle finanze.
“Poiche’ il governo ha introdotto tecnocrati, la gente sente che l’economia possa tornare a funzionare”, commenta Saqib Masood, analista di Jardine Fleming.

“A livello internazionale c’e’ stata una reazione negativa al colpo di stato”, aggiunge Farrukk Sabzwari di Credit Lyonnais, “ma in Pakistan si pensa che fosse necessario. Economicamente eravamo al fondo”.

Non solo. La visita di Clinton e’ stata percepita, erroneamente, come l’accettazione del nuovo regime da parte delle comunita’ internazionali, e l’eventuale relazione Pakistan-Stati Uniti fa sperare in un maggior interesse del Paese in affari economici e sociali che non in quelli militari. Nonostante la cooperazione tra America e Pakistan sia lontana dal realizzarsi, il mercato e’ cresciuto nelle ultime settimane.

A aiutare la crescita, sono stati pero’ anche fattori economici; il prezzo del cotone, la piu’ importante esportazione, ad esempio, dopo due anni di declino, ha avuto una ripresa e questo ha sollevato le sorti dei coltivatori dallo scarso raccolto dell’anno scorso.

I titoli piu’ richiesti, Pakistan State Oil, Hub Power Co., il leader dell’industria elettrica e Pakistan Telecom, che ha guadagnato quest’anno il 60%, appartengono a tre delle maggiori industrie pachistane.

L’investimento azionario e’ diventato poi lo strumento preferito del Paese, anche perche’ negli ultimi due anni i tassi d’interesse sono scesi quasi della meta’, limitando cosi’ gli investitori, e la proprieta’ privata, un tempo la favorita forma di investimento, rischia di perdere seguaci a causa di una nuova riforma che ne semplifichera’ l’appropriazione da parte delle banche, in caso di insolvenza del proprietario.

L’economia pachistana, pero’ necessita di investimenti stranieri per poter crescere e, purtroppo, rimangono molti problemi legati al rimpatrio di fondi stranieri, che a volte rallenta l’operazione di due mesi.

Inoltre, il rischio d’investimento rimane molto alto. “Tra esperimenti nucleari e conflitto nel Kashmir, preferiamo mettere le nostre risorse in altri luoghi”, conclude Brad Aham, che investe in mercati emergenti per State Street Global.