Pagamento in contanti, dal primo luglio tetto si abbassa a 2 mila euro

24 Giugno 2020, di Mariangela Tessa

A partire dal primo luglio, scende da 3 a 2 mila euro il tetto massimo per i pagamenti in contanti. Si tratta solo di una fase intermedia verso un ulteriore taglio a mille euro, che andrà in vigore da primo gennaio 2022.

La nuova sforbiciata rientra nelle misure stabilite dal governo (decreto n. 124/2019, collegato alla Legge di Bilancio) per combattere l’evasione fiscale. Su questo fronte, quello del nuovo tetto al cash, rappresenta un importante sul monitoraggio dei pagamenti.

E proprio su questo fronte non va sottovalutata l’imposta sul valore aggiunto. Non a caso, tra le varie voci che compongono gli incassi dello Stato, l’Iva è una delle più importanti a mancare.

Si stima che l’Italia sia il Paese con la più grande perdita di gettito in questo campo, con 33,5 miliardi su un totale di 137. Sempre dalle statistiche dell’Ue, considerando la differenza tra imposte teoriche e quelle effettivamente versate, imprese e lavoro autonomo hanno una propensione all’evasione che si attesterebbe intorno al 69,6%, seguito dall’Iva con il 27,4%.

Cosa succede dal primo luglio

In base alla normativa, dal primo luglio non sarà possibile pagare in contanti una persona o un’azienda sopra i 1.999 euro. Dai 2.000 euro in su, chi trasferisce denaro dovrà affidarsi ad uno strumento tracciabile, come il bonifico bancario, la carta di credito, ecc. Il limite riguarda sia chi riceve il denaro, sia chi effettua il pagamento.

Stesso discorso vale anche per donazioni e i prestiti tra famigliari. Questo principio non è applicabile per i prelievi fatti sul proprio conto corrente  e per i pagamenti rateizzati in contanti.

Sanzioni

In caso di violazione delle norme, sono previste sanzioni da un minimo di 2.000 a un massimo di 50.000 euro per le parti contraenti; oltre i 250.000 euro, la sanzione va da 15.000 a 250.000 euro.

Per i professionisti obbligati alla segnalazione in entrambi i casi la sanzione va da 3.000 a 15.00 euro.