Economia

PA: per gli stipendi salta il tetto dei 240 mila euro, quali sono le categorie interessate

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Con un emendamento inserito nella legge di bilancio salta il tetto dei 240mila euro di stipendio massimo, fissato nel 2014 dal governo Renzi, sia per i dipendenti pubblici sia per i superconsulenti della Pubblica amministrazione italiana.  Da ora in poi, quindi, le retribuzioni a 240 mila euro potranno essere rivisto all’insù adeguandosi così agli incrementi previsti dai rinnovi contrattuali.

Categorie interessate

La norma interessa prima di tutto coloro che occupano i vertici dei grandi ministeri, delle magistrature e delle Autorità indipendenti. Si pensi al Ragioniere generale dello Stato o il Capo della Polizia o quello della Protezione civile.

Con l’addio al tetto dei 240 mila anche nelle aziende partecipate non quotate i dirigenti potranno vedersi riconosciuti degli aumenti. Viene invece escluso il grosso dei dirigenti anche di prima fascia, che in genere si fermano sotto il limite massimo fissato dalla legge.

Cosa cambia

Ora a deciderne l’entità dei rialzi sarà l’Istat. Come spiega il Sole 24 Ore ” la percentuale indicata dall’Istituto di statistica è quella degli adeguamenti annuali degli stipendi riconosciuti ai dirigenti di Polizia e Forze armate e ai docenti universitari, e dipende a sua volta dagli incrementi medi conseguiti nell’anno precedente dalle categorie di pubblici dipendenti contrattualizzati”.

Il primo incremento previsto dovrebbe essere del 3,78% e si tradurrebbe in uno spostamento del tetto a circa 249mila euro. Come mette in evidenza il quotidiano economico, “l’effetto dei rinnovi contrattuali arriverà nelle buste paga dei dipendenti nel 2022, e si rifletterà quindi nell’adeguamento del limite per il 2023, in un calcolo che guarderà agli incrementi effettivi tenendo conto anche della (piccola) quota già liquidata in questi anni sotto forma di indennità di vacanza contrattuale”.

La novità ha però già sollevato polemiche. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni ha detto:

“Hanno approvato una norma per consentire ai vertici delle aziende pubbliche e ai dirigenti statali di sforare il tetto dei 240mila euro annui di retribuzione. Davvero complimenti alla maggioranza del governo dei migliori che pensa a favorire i pochi, mentre danneggia i molti”