Ora legale per sempre: un rimedio al caro energia?

29 Ottobre 2022, di Giulia Schiro

Alle 3 del mattino di domenica 30 ottobre 2022 dovremo tirare indietro le lancette dei nostri orologi di un’ora per ripristinare l’ora “naturale”, detta appunto solare, che renderà le giornate più corte fino al prossimo 25 marzo. Finisce infatti la cosiddetta “ora legale“, quella introdotta nel 1966 che ci permette di sfruttare, nei mesi estivi e primaverili, le giornate più lunghe. Nell’odierno mondo più industrializzato ha infatti più senso che ci sia luce alle 5 della sera che alle 5 del mattino.

Ma quest’anno l’inflazione rilevata a ottobre dall’Istat che ha sfiorato il 12%, dovuta soprattutto alla componente energetica, sta agitando i sonni degli italiani con il caro bollette e rendendo più sostenuto il pressing di chi chiede l’adozione dell’ora legale tutto l’anno, per guadagnare quell’ora di luce in più al giorno che permetterebbe di risparmiare sulla corrente elettrica utile ad illuminare case, uffici, negozi e fabbriche. Ma a quanto ammonta davvero questo risparmio? Han provato a rispondere Terna (società controllata indirettamente dal ministero del Tesoro), che gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica, e Conflavoro PMI.

I benefici economici dell’ora legale perenne

Secondo le stime che la società controllata indirettamente dal Ministero del Tesoro aveva fatto sui consumi nei 7 mesi in cui è stata in vigore l’ora legale (ovvero dal 27 marzo al 30 ottobre), l’Italia ha risparmiato circa 190 milioni di euro. Questo soprattutto grazie a un minor consumo di energia elettrica di circa 420 milioni di chilowattora. Un risparmio che equivale al fabbisogno medio annuo di circa 150 mila famiglie. Ovvero è come se, ipoteticamente, con quello che il nostro Paese ha risparmiato solo spostando avanti le lancette, 150 mila famiglie italiane non pagassero per un anno le bollette.

Il beneficio economico è calcolato considerando che quest’anno, nel periodo di ora legale cominciato domenica 27 marzo e che si concluderà domenica 30 ottobre, il costo del kilowattora medio per il “cliente domestico tipo in tutela” (secondo i dati dell’Arera) è stato di circa 45 centesimi di euro al lordo delle imposte.

Se consideriamo il minor consumo di energia dovuto all’ora legale, dal 2004 al 2021 l’Italia ha risparmiato complessivamente circa 10,5 miliardi di kilowattora. Che, tradotto in termini economici, significa un risparmio per i cittadini di oltre 1,8 miliardi di euro.

Secondo invece le stime del Centro Studi di Conflavoro PMI (la Confederazione nazionale delle piccole e medie imprese) basate su dati Terna al 2021, mantenere l’ora legale farebbe risparmiare fino a 2,7 miliardi di euro nel 2023 sui consumi dell’elettricità.

Inoltre, fattore non secondario, a un minor consumo di energia corrisponde un minor impatto ambientale in termini di anidride carbonica: l’ora legale dovrebbe portare quindi anche una riduzione di circa 200 mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica in atmosfera, equivalenti a quella assorbita piantando 2 milioni di nuovi alberi. Senza contare che l’adozione dell’ora legale tutto l’anno garantirebbe una maggiore assunzione di vitamina D e attenuerebbe i disturbi del sonno legati allo “stress da cambiamento” del ritmo luce-buio.

Cambiare ora: a che punto siamo in Italia

Il Parlamento europeo, dopo una consultazione pubblica avvenuta tra luglio e agosto 2018 e l’84% dei voti a favore, ha approvato l’abolizione dell’obbligo per i vari Paesi membri di passare da un’ora all’altra due volte all’anno. Ogni Stato avrebbe dovuto decidere quindi in autonomia entro la fine del 2021 se adottare per sempre l’ora legale o quella solare. Ma al momento nessuno dei Paesi dell’Unione ha legiferato in merito e in pochi hanno dichiarato le loro intenzioni.

L’Italia, durante il governo Conte I, aveva depositato a Bruxelles una richiesta formale per mantenere il sistema dei sei mesi l’anno di ora legale, sei mesi di ora solare. Tornando ai giorni recenti, con il governo di centrodestra di Meloni, il senatore della Lega Paolo Arrigoni, responsabile Energia del Carroccio, ha confermato invece la volontà politica bipartisan di spingere per un provvedimento che superi l’alternanza ora solare – ora legale, accontentando i 265.000 firmatari della petizione condotta dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) e Consumerismo No Profit per il mantenimento dell’ora legale. Il presidente Sima, Alessandro Miani, e il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele, spiegano:

“Siamo oramai a numeri da proposte di referendum popolare.  A questo punto non escludiamo di percorrere formalmente questa strada, dato che è stata appena varata la piattaforma digitale per la sottoscrizione dei referendum abrogativi dal Governo Draghi, rimasto negli ultimi mesi del suo mandato impermeabile alla richiesta di popolo. Chiediamo oggi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di trovare il modo di congelare per almeno 4 settimane il passaggio all’ora solare previsto per il 30 ottobre, dando così modo al gestore della rete elettrica di verificare sul campo il reale risparmio ottenibile in termini economici e ambientali”.