Perché la crisi energetica europea favorisce la transizione verde

21 Novembre 2022, di Daniel Bowie-MacDonald (abrdn)

Sebbene la crisi energetica in Europa abbia provocato il ritorno in funzione di alcune centrali elettriche a carbone e a petrolio, ha anche stimolato azioni e maggiori investimenti nella transizione dai combustibili fossili all’energia verde.

Nel 2021 è stato investito un importo record di 755 miliardi di dollari nella transizione verso l’energia verde. Quest’anno, che ha visto crollare le forniture di petrolio e gas russo all’Europa a causa del conflitto tra Russia e Ucraina, si prevede che gli investimenti in energia pulita a livello globale supereranno 1,4 trilioni di dollari.

Finora, il 2022 è stato caratterizzato da importanti eventi meteorologici estremi, aggravati dal cambiamento climatico. Incendi in Portogallo e Spagna, uragani nei Caraibi, siccità in Europa, Cina e Stati Uniti, nonché temperature record in Pakistan, seguite da devastanti inondazioni che hanno colpito più di 30 milioni di persone, distruggendo vite, bestiame e abitazioni. Il ministro pakistano per i cambiamenti climatici, Sherry Rehman, ha descritto le inondazioni come “l’evento climatico del secolo” e “una crisi sanitaria catastrofica“.

L’imperativo morale di ridurre le emissioni di carbonio per rallentare il riscaldamento globale è chiaro. La crisi energetica europea ha provocato un’impennata dei prezzi dell’energia e una carenza di forniture che spingono ulteriormente a cercare fonti energetiche e forniture alternative. Ma, come dimostra la crisi europea, il passaggio dai combustibili fossili all’energia pulita non può avvenire dall’oggi al domani, nemmeno nella ricca Europa.

REPowerEU come risposta alla crisi energetica

In risposta all’azione della Russia in Ucraina, l’Ue ha annunciato REPowerEU, un’ambiziosa strategia che mira a rendere l’Europa completamente indipendente dalla Russia sul piano energetico ben prima del 2030, in risposta alla crisi energetica. Nel breve termine, il piano si concentra sulla creazione di nuovi partenariati energetici con fornitori affidabili, sulla rapida realizzazione di progetti di energia solare ed eolica e sulla diffusione dell’idrogeno rinnovabile, sull’aumento della produzione di biometano, su progetti di idrogeno a livello europeo, sulla consulenza a livello europeo sulle modalità di risparmio energetico per cittadini e imprese e sulla capacità di stoccaggio del gas nell’UE all’80% entro novembre.

A medio termine, gli obiettivi di REPowerEU comprendono: attivare investimenti e riforme per un valore di 300 miliardi di euro; dare impulso alla decarbonizzazione industriale con tre miliardi di euro di progetti nell’ambito del Fondo per l’innovazione; migliorare la legislazione e accelerare le autorizzazioni per le energie rinnovabili; investire in una rete adeguata di infrastrutture per il gas e l’elettricità; aumentare gli obiettivi di efficienza energetica e portare l’obiettivo europeo per le energie rinnovabili al 2030 dal 40% al 45%.

Un altro obiettivo importante è quello di ripulire l’approvvigionamento energetico dell’industria, con obiettivi di elettrificazione, efficienza energetica e aumento delle fonti rinnovabili. I maggiori risparmi potrebbero provenire dai produttori di minerali non metallici, cemento, vetro, prodotti chimici e raffinerie. Si stima che il 30% della produzione di acciaio dell’Ue dovrebbe passare all’idrogeno rinnovabile entro il 2030.

Il finanziamento di queste enormi ambizioni comporterà investimenti pubblici e privati di enorme portata. Per eliminare gradualmente le importazioni di combustibili fossili dalla Russia sono necessari investimenti aggiuntivi per 210 miliardi di euro da qui al 2027. Il Recovery and Resilience Facility (RRF) è al centro dei finanziamenti del piano REPowerEU, in quanto gli Stati membri possono utilizzare i prestiti rimanenti dell’RRF (attualmente 225 miliardi di euro) e le nuove sovvenzioni dell’RRF, finanziate dalla vendita all’asta delle quote del sistema di scambio di emissioni. Altre fonti di finanziamento saranno probabilmente: il Fondo per l’innovazione, le misure fiscali nazionali, gli investimenti privati e la Banca europea per gli investimenti.

Opportunità di investimento nelle energie rinnovabili

Recentemente la Banca europea per gli investimenti ha aumentato i finanziamenti alle infrastrutture per le energie rinnovabili. I prestiti saranno aumentati del 60%, ovvero di altri 30 miliardi di euro in cinque anni. Questi fondi non saranno destinati alle infrastrutture per il gas, ma a progetti di efficienza energetica, energie rinnovabili, reti e stoccaggio dell’energia. Per questo tipo di progetti di energia verde sono previsti anche investimenti del settore privato per circa 115 miliardi di euro fino al 2027.

Queste enormi ambizioni attireranno sicuramente gli investitori verso le opportunità rinnovabili. Prendiamo ad esempio l’opportunità del solare fotovoltaico: secondo l’Aie oggi rappresenta solo il 3,6% della produzione globale di elettricità, ma sta rapidamente diventando l’opzione più economica per la produzione di nuova energia elettrica e si prevede che diventerà la principale fonte di energia entro il 2050. Ciò richiederà un aumento della capacità solare di 20 volte. Entro il 2050, l’Aie prevede che i due terzi di tutta la fornitura energetica proverranno da energia eolica, solare, bioenergia, geotermica e idroelettrica. Gli investitori stanno indubbiamente riconoscendo questa opportunità di investimento in rapida crescita e la maggior parte dei gestori patrimoniali prevede di aumentare la propria esposizione alle energie pulite nei prossimi 12 mesi.

Gli ambiziosi obiettivi climatici dell’Ue sono stati certamente scossi dagli eventi recenti. Quindi, anche se nel breve periodo potremmo assistere a un aumento delle emissioni di gas serra nell’Ue, dato che i Paesi si affannano a colmare le lacune energetiche del prossimo inverno, gli attuali sconvolgenti eventi ambientali e geopolitici hanno catalizzato i progressi verso un’Europa indipendente dal punto di vista energetico e neutrale dal punto di vista delle emissioni di carbonio.

Ma al di là dell’Europa, molti sperano che i Paesi cerchino di migliorare i loro impegni e di garantire che le loro ambizioni siano sostenute da un’azione credibile che possa, anche in questa fase avanzata, limitare il riscaldamento globale a 1,5°C.