Opinioni pagina 5
Nonostante le numerose sfide politiche, l’economia mondiale ha dimostrato una resilienza sorprendente. Considerando l’elevata incertezza politica, la guerra commerciale, lo sconvolgimento delle istituzioni americane e il forte aumento dei dazi per i consumatori americani, una recessione negli Stati Uniti quest’anno sarebbe stata facilmente giustificabile. Eppure non è avvenuta, e non prevediamo che si verifichi nemmeno il prossimo anno.
Le azioni europee hanno registrato solide performance nel mese di ottobre, sostenute dal rallentamento dell’inflazione e dal taglio dei tassi da parte della Fed. I settori della tecnologia dell’informazione e della sanitĂ hanno registrato forti guadagni, trainati dal rinnovato interesse per i temi legati alla crescita strutturale. Al contrario, i titoli bancari hanno subito pressioni, appesantiti dall’incertezza politica in Francia all’inizio del mese.
I segnali di una bolla stanno aumentando. La maggior parte della crescita degli investimenti negli Stati Uniti viene dai data center che si occupano di intelligenza artificiale. Gli investimenti in altri settori sono fermi. Se non fosse per l’intelligenza artificiale, l’economia americana potrebbe giĂ essere in recessione. Le bolle speculative nascono da prezzi troppo alti degli asset e credito eccessivo e sembra che adesso stiamo assistendo a entrambi. Navigare l’azionario è complesso.
Nell’ultima settimana, il rendimento dei Treasury statunitensi è diminuito di 10 punti base, arrivando al 4,05%, con tassi reali leggermente più bassi a 1,79%; anche i tassi BE sono scesi, arrivando al 2,25% (-5bps). Il sentiment di avversione al rischio, alimentato dalle preoccupazioni su una possibile bolla nell’AI, si è alleviato venerdì dopo notizie secondo cui la Fed potrebbe operare un taglio dei tassi a dicembre e che gli Usa potrebbero permettere a Nvidia di vendere chip alla Cina
Nelle scorse settimane, il mercato delle criptovalute ha prima vissuto un rally euforico, durante il quale Bitcoin ha toccato un nuovo massimo storico di 126.270 dollari e la capitalizzazione complessiva del settore si è spinta fino a sfiorare i 4,4 trilioni di dollari, per poi inaugurare un periodo di forti contrasti.
L’estate e l’autunno hanno portato maggiore chiarezza sulle politiche commerciali e fiscali del presidente Donald Trump. Ora gli investitori devono valutare le implicazioni per l’inflazione, l’economia e la politica monetaria. Gli accordi commerciali con i principali partner suggeriscono che l’aliquota tariffaria effettiva per gli Stati Uniti dovrebbe attestarsi tra il 10% e il 20%, rispetto al 2,5% circa all’inizio del 2025
Il regime di bassa volatilità realizzata sui mercati azionari è stato messo alla prova di un cambiamento netto nel sentiment di mercato. L’euforia alimentata dall’AI ha infatti lasciato spazio alla cautela, determinata principalmente dai timori sulle valutazioni tirate, un restringimento nella leadership di mercato, turbolenza sugli spread creditizi e l’aumento di posizioni speculative da parte degli investitori retail americani.
I titoli di Stato non rientrano attualmente tra le preferenze degli investitori. Tuttavia, intravediamo un potenziale di guadagno, poiché gli effetti del calo dell’inflazione superano, nel breve termine, le preoccupazioni legate ai disavanzi fiscali. Inoltre, in controtendenza rispetto al consenso, aumentiamo temporaneamente il peso del dollaro USA, portandolo a neutrale. Nessuna modifica per la quota azionaria.
La scorsa è stata una settimana decisiva per il settore tecnologico, con Alphabet, Amazon, Apple, Meta e Microsoft – che insieme rappresentano quasi il 20% dell’indice S&P 500 – che hanno pubblicato i risultati del terzo trimestre 2025. Nel complesso, i conti appaiono piuttosto solidi: la maggior parte delle società ha registrato un aumento a doppia cifra dei ricavi su base annua, con l’unica eccezione del colosso di Cupertino.
Il calo del prezzo dell’oro registrato il 21 ottobre, pari al 5,5%, è stato uno dei dieci cali giornalieri piĂą consistenti mai registrati per questo metallo. Anche i titoli azionari legati all’oro hanno subito una forte correzione, pari a circa il 9%.