Obbligazioni: perché investire nei mercati emergenti

17 Agosto 2021, di Diliana Deltcheva (Candriam)

Prevediamo che il debito emergente in valuta forte offrirà un risultato di circa il 5% nel prossimo anno, con un’esplicita sovraperformance degli emittenti High Yield rispetto a quelli Investment Grade.

Gli High Yield offrono ancora circa 50-100 punti base rispetto ai livelli storici e sono meglio isolati dagli aumenti dei tassi core rispetto agli Investment Grade. All’interno dei mercati emergenti High Yield abbiamo una preferenza verso i crediti con un momentum positivo di riforme strutturali, fondamentali stabili e tendenze di sostenibilità del debito, i cui premi di rischio dovrebbero comprimersi nel medio termine.

Costa D’Avorio sotto i riflettori

La Costa d’Avorio rimane uno dei crediti più solidi nell’universo dell’Africa subsahariana. Il Paese vanta un solido track record di alti livelli di crescita, una sana politica fiscale e un impegno con l’FMI attraverso svariati programmi.
La Costa d’Avorio ha registrato in media un tasso di crescita del 7% nel periodo 2016-19 e, dal 2015, è salita di 32 posizioni nella World Bank Ease of Doing Business. Il rapporto debito pubblico/PIL nel 2021 rimane a un livello moderato, del 50%, e dovrebbe tornare alla sua tendenza al ribasso entro il 2023, quando il governo tornerà a impegnarsi a un criterio fiscale del -3% del PIL e la crescita riprenderà a livelli pre-Covid. Nel luglio 2021 la Costa d’Avorio ha ricevuto un upgrade a BB da Fitch.

Il caso dell’Egitto

Troviamo inoltre valore nelle obbligazioni egiziane a più lunga scadenza, poiché la curva degli spread 10Y/30Y rimane ripida sia rispetto ai peer High Yield dell’Africa subsahariana come Ghana (82bps) e Nigeria (92bps) sia su base autonoma (130bps ora contro una media sui due anni di 100bps).

L’Egitto è entrato nella pandemia di Covid-19 con ampi ammortizzatori politici grazie al programma di riforma dell’FMI iniziato nel 2016. La pandemia ha comportato un’improvvisa interruzione del turismo e deflussi di capitali significativi, superiori ai 15 miliardi di dollari a marzo-aprile 2020, quando gli investitori si sono ritirati dai mercati emergenti.
Il Paese ha ricevuto 8 miliardi di dollari dal FMI dall’inizio della pandemia ed è riuscito ad attrarre investimenti esteri raggiungendo, nel 2021, il livello, mai toccato prima, di 30 miliardi di dollari. Il rapporto debito pubblico/PIL ha raggiunto il picco del 92% nell’anno fiscale 2020/21 e dovrebbe tornare a una tendenza al ribasso poiché il Governo si è impegnato a un avanzo primario del 2%. La crescita ha rimbalzato ai livelli pre-Covid raggiungendo il 5,2%, e nei prossimi 2 anni il 5,6%.

L’Egitto mantiene grandi riserve valutarie, superiori a 40 miliardi di dollari e rimane un alleato chiave del Consiglio di Cooperazione del Golfo (EAU e Arabia Saudita) con depositi superiori a 15 miliardi di dollari presso la Banca Centrale d’Egitto, e ingenti finanziamenti bilaterali e multilaterali da Francia, Banca Mondiale, Banca Africana di Sviluppo (AfDB) e Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS).

 

Il debito emergente in valuta locale

Le valute emergenti sono ancora messe in discussione dall’assenza di guadagni di produttività sui mercati emergenti, dal compresso differenziale di crescita di questi mercati rispetto a quelli sviluppati e dal deterioramento dei quadri istituzionali o dall’elevato clamore politico nei principali Paesi emergenti come Brasile, Russia e Turchia.

Le obbligazioni in valuta locale, su base di copertura valutaria, offrono valore su base autonoma poiché la maggior parte delle banche centrali emergenti ha avviato un inasprimento delle politiche monetarie e le obbligazioni locali hanno più che scontato tassi di riferimento più elevati a medio termine. Le sorprese inflazionistiche e l’aumento della spesa fiscale guidata dalla prossima ondata pandemica pongono rischi per il commercio: preferiremmo pertanto un’esposizione tattica e selettiva al segmento obbligazionario locale con sovrappeso in crediti fiscalmente responsabili come Messico e Indonesia, o in crediti più economici in cui i rischi fiscali e di inflazione hanno un buon prezzo, come in Colombia e Sud Africa.