di François Rimeu Senior Strategist di Crédit Mutuel Asset Management

Germania: quali effetti dall’abbandono del freno al debito?

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Nel 2024 l’economia delle Germania si è contratta per il secondo anno consecutivo e le previsioni per il 2025 continuano ad essere riviste al ribasso in tutti i settori: nel migliore dei casi, la crescita sarà solo marginalmente positiva. Ciononostante, i tedeschi sono riusciti a mantenere sotto controllo il proprio deficit di bilancio, che negli ultimi 3 anni è rimasto al di sotto del 3%, sensibilmente inferiore a Francia, Italia e Spagna. La debolezza della crescita e il conseguente aumento del tasso di disoccupazione hanno però scatenato un dibattito sulla regola del “freno al debito”, che limita il deficit strutturale di bilancio annuale allo 0,35% del Pil. Non sorprende quindi che sia diventata una questione importante nelle prossime elezioni del 23 febbraio.

Le previsioni dei sondaggi

I recenti sondaggi prevedono una netta vittoria dei partiti gemelli di destra, l’Unione Cristiano- Democratica (CDU) e l’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU), con il 29,8% delle intenzioni di voto. Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AFD) continua a guadagnare slancio con il 21,5% delle intenzioni di voto, mentre i Verdi e il Partito Socialdemocratico (SPD, di centro) si attestano rispettivamente al 13,1% e al 16,1%. Altri tre partiti, FDP, BSW (di estrema sinistra conservatrice) e Die Linke (di estrema sinistra) sono sulla soglia del 5%, necessaria per entrare in Parlamento. È possibile che alla CDU/CSU basti un solo partito (Verdi o SPD) per ottenere la maggioranza, tuttavia il nostro scenario di base rimane quello di una “Grande coalizione” guidata da Friedrish Merz (CDU) come Cancelliere.

Lo scontro aperto sul debito

La questione più importante è se i contrari a qualsiasi riforma della regola del “freno al debito” otterranno oltre il 33% dei seggi, soglia che bloccherebbe la modifica della Costituzione. L’AFD è attualmente contraria, così come il BSW e Die Linke. Non è però irrealistico il raggiungimento di un consenso sufficientemente ampio da consentire una modifica alla norma costituzionale. Va sottolineato che i tre partiti che probabilmente formeranno la coalizione non condividono la stessa posizione sulla riforma costituzionale: se la SPD e i Verdi sono più ambiziosi, CDU/CSU sono più caute.

I programmi dei tre partiti

Veniamo alle proposte programmatiche di questi tre partiti. CDU/CSU intende applicare importanti sgravi fiscali su famiglie e imprese, limitare i prezzi dell’elettricità, semplificare il processo di immigrazione per i lavoratori qualificati e contenere l’accesso ad alcuni benefit sociali. L’SPD vorrebbe ridurre le disuguaglianze attraverso un’imposizione fiscale sui redditi differenziata. I prezzi dell’elettricità verrebbero moderati e semplificato l’accesso al mercato del lavoro per i lavoratori stranieri qualificati. Infine, i Verdi offrono proposte simili a quelle della SPD, oltre a sussidi “climatici” per le famiglie, escluse le più facoltose.

L’impatto fiscale delle proposte

L’Istituto di ricerca economica di Colonia ha stimato l’impatto fiscale dei vari programmi in 70 miliardi di euro per la CDU/CSU, 15 miliardi di euro per la SPD e 32 miliardi di euro per i Verdi. Di conseguenza, è difficile collegare questi aumenti di spesa proposti con le posizioni dei partiti sulla regola del freno al debito, soprattutto per la CDU dato che il partito è sempre stato visto come il più virtuoso dal punto di vista fiscale. Riteniamo probabile una riforma costituzionale dopo le elezioni tedesche, non prima di settembre, anche se non è garantita qualora i piccoli partiti contrari superino il 5%. L’impatto psicologico di una simile riforma non va sottovalutato. La prospettiva di prezzi dell’elettricità più bassi e di tagli alle tasse sia per le imprese che per le famiglie probabilmente influenzerà positivamente consumi e investimenti. Inoltre, non va trascurato l’effetto a catena sugli altri Paesi dell’Eurozona: un aumento dell’1% del Pil della Germania porterebbe a un aumento dello 0,1% del Pil della Francia.

Gli effetti sui mercati

Per i mercati finanziari, questa sarebbe una notizia positiva e potrebbe portare ad afflussi verso i mercati azionari europei. Il programma di CDU/CSU sembra sostenere settori come quello immobiliare/infrastrutturale, automobilistico (probabilmente a favore di minori vincoli sulla CO2), della difesa (maggiore spesa) e finanziario. Una tale riforma sarebbe positiva anche per l’euro. Naturalmente, le elezioni tedesche non sono l’unico fattore che influenza i mercati e saranno altrettanto importanti gli sviluppi delle politiche dell’amministrazione Trump così come qualsiasi possibile stimolo fiscale da parte della Cina.