Financière de l’Echiquier: l’arte del Tao in Borsa

8 Ottobre 2019, di Olivier De Berranger (Financière de l’Echiquier)

La Cina campeggia al centro delle preoccupazioni economiche: potrà la sua crescita resistere alla guerra commerciale dichiarata da Donald Trump? Se la Cina riuscisse a opporre la benché minima resistenza, nel confronto con gli Stati Uniti porterebbe a casa un successo determinante per il dominio del XXI° secolo e agli Stati Uniti toccherebbe rammaricarsi per l’aspra guerra che le stanno facendo. In questo caso, il conflitto avrebbe soltanto accelerato il declino statunitense di fronte a questa potenza mondiale rigenerata.
Se la Cina, invece, non dovesse resistere, continuerebbe a trascinare l’Europa e gli Stati Uniti nelle sue disavventure, come si evince dai dati economici. Nemmeno il mondo occidentale avrebbe da guadagnarci in questo confronto, fortunatamente – ma non esclusivamente – limitato fino ad ora al campo meramente commerciale.

La Cina, però, non è solo fonte di preoccupazione. Il Paese è anche fonte di ispirazione per chiunque voglia cercare di capire l’enigma dell’anno borsistico 2019 in cui quasi tutti i mercati sono fortemente cresciuti mentre continua a rallentare il ritmo dell’attività globale.

La Cina, infatti, è Maestra di Yin e di Yang: l’uno presuppone l’altro, e viceversa, all’infinito. Tradotto in termini borsistici, il declino dell’attività globale spinge le Banche Centrali ad adottare misure di stimolo sempre sempre più forti che permettono ai paesi industrializzati di indebitarsi a basso costo, o addirittura generando profitti, e quindi di rilanciare l’attività grazie a nuovi disavanzi di bilancio… che tendono – nel lungo termine – a soffocare la crescita e, come dimostrato dal Giappone, a sotterrare l’inflazione… richiedendo così un nuovo allentamento monetario… e così via.

Ora, i mercati azionari vanno pazzi per gli incentivi monetari. Ecco perché lo Yin riferito ai dati economici negativi pubblicati la scorsa settimana – l’indagine ISM Services che rivela un forte calo da 56,4 a 52,6 nel mese di settembre – è stato seguito il 3 ottobre dallo Yang relativo a un aumento delle azioni americane.
Questo è anche il motivo per cui la Cina, attaccata dal Presidente americano, uscirà vincente dall’attuale confronto. Gli Stati Uniti la colpiscono sul piano delle esportazioni costringendola ad accelerare il suo passaggio verso una società orientata ai consumi, e quindi meno dipendente dal ciclo americano.

Si può anche immaginare che la Cina stia usando l’acclarata debolezza del ciclo americano per prendere il sopravvento. Se Trump ha tutto da temere da un brusco rallentamento americano dovuto alla guerra commerciale, Xi Jinping – invece – non ha nessuna scadenza elettorale in vista. Il tempo gioca a suo favore.

Per questo motivo le azioni cinesi, in particolare quelle quotate sul mercato interno, potrebbero rappresentare oggi un’eccellente opportunità di investimento nel lungo termine, mentre le azioni americane sono relativamente costose.

Ispirandosi alla Cina, D. Trump ci avrebbe probabilmente guadagnato se avesse arricchito la sua Art of the Deal con l’arte del Tao