Brexit “in extremis”, opzioni e possibili alternative

11 Marzo 2019, di Bethany Payne (Janus Henderson Investors)

Martedì 12 marzo il primo ministro del Regno Unito, Theresa May, tenterà – per la seconda volta – di far passare la sua proposta di accordo in Parlamento. Se questo tentativo dovesse fallire seguiranno altre due votazioni il 13 e 14 marzo.

La seconda volta sarà quella buona?

Il primo ministro del Regno Unito, Theresa May, tenterà – per la seconda volta – di far passare in Parlamento la sua proposta di accordo sulla Brexit, martedì 12 marzo. La possibilità che questa venga approvata dipende dal Procuratore Generale del Regno Unito, Geoffrey Cox, e dalla sua capacità di negoziare con l’Unione Europea le modifiche relative al ritiro, per evitare che il backstop irlandese diventi una “trappola a tempo indeterminato” per il Regno Unito, una preoccupazione chiave per molti membri del Parlamento.

Se la proposta dovesse passare in extremis grazie a un compromesso, il Regno Unito lascerà l’UE poco dopo il 29 marzo, entrando in un periodo di transizione di 21 mesi, e avvierà i negoziati sulle sue future relazioni commerciali con il blocco. Finora, i segnali di un potenziale compromesso sono stati piuttosto scarsi, e la votazione di martedì sull’accordo sembrerebbe destinata a fallire.

In caso contrario, quali sono le opzioni del Primo Ministro?

Qualora la proposta di Theresa May venisse bocciata il 12 marzo, il Governo ha già calendarizzato per il giorno successivo, il 13, il voto del Parlamento sulla eventualità di lasciare l’UE senza un accordo. In precedenza il Parlamento ha già dimostrato la sua riluttanza nei confronti di questa opzione attraverso votazioni non vincolanti, e ci si aspetta che questa posizione venga confermata.

Tuttavia il livello di incertezza resta elevato, poiché non sappiamo ancora come Theresa May e il Governo si esprimeranno su questo tema. Se l’Esecutivo decidesse di votare contro la possibilità di scartare un “no deal“, allora dovremmo aspettarci ulteriori dimissioni, con il rischio che alcuni deputati conservatori si dimettano dal Gruppo Indipendente, di recente costituzione, riducendo ulteriormente la sottile maggioranza che il governo detiene insieme al Partito Democratico Unionista (DUP) dell’Irlanda del Nord. In alternativa, il Governo potrebbe lasciare ai suoi deputati la libertà di voto; tuttavia si tratterebbe un comportamento sorprendente per una politica governativa come quella inglese e rischierebbe di minare ulteriormente la posizione del Primo Ministro.

La terza opzione

Se il Parlamento respingesse la proposta della May e rifiutasse in seguito di lasciare l’Unione Europea senza un accordo, il 14 marzo si svolgerebbe un’ulteriore votazione per concedere o meno il via libera a una proroga breve e limitata nel tempo dell’articolo 5.

Il rinvio probabilmente verrebbe approvato, anche se, aspetto importante da sottolineare, ciò significherebbe solo dare istruzioni al Governo affinché richieda una proroga dell’articolo 50 all’Unione europea, che tutti i 27 Stati membri dovrebbero poi sottoscrivere. L’Unione Europea si è mostrata aperta a questa possibilità sia per un’eventuale ratifica, sia per un cambiamento tangibile della politica di governo. In tal caso, il Parlamento probabilmente, finirà per scoprire solo in seguito le condizioni legate alla richiesta di estensione, e/o a un lungo ritardo, che potrebbe decidere di non voler accettare.

Il risultato più probabile? La volatilità

Mentre ancora non è chiaro cosa il Parlamento voglia davvero…

Una sconfitta per il Primo Ministro domani aumenterebbe la probabilità per il Governo di perdere il controllo del processo di uscita dall’UE, con una svolta verso una Brexit per così dire “più morbida” che implicherebbe un accordo di unione doganale. Tuttavia, mentre la votazione di domani potrebbe chiarire per la seconda volta che il Parlamento non sostiene l’accordo concordato dal Governo, potremmo trovarci ancora a chiederci quale compromesso possa effettivamente essere raggiunto dal Parlamento.

Le votazioni tra il 12 e il 14 marzo comporteranno probabilmente una certa volatilità sui mercati, con un impatto in particolare sulla sterlina, con l’avvicinarsi della scadenza della Brexit. Non escludiamo la possibilità di un terzo tentativo da parte di Theresa May di fare approvare il suo accordo, nel caso in cui il Parlamento votasse contro il “no deal” e contro la proroga dell’articolo 50. Potremmo quindi davvero apprendere in extremis come saranno i negoziati con l’Unione Europea.