Obbligazioni: le migliori occasioni di investimento per il 2018

15 Dicembre 2017, di Mariangela Tessa

Come nelle previsioni, ieri la Bce ha confermato la l’intenzione di ridurre il livello dei suoi acquisti mensili di obbligazioni – da 60 a 30 miliardi di euro a partire dal gennaio 2018. Un annuncio, quello del tapering, ampiamente atteso che, insieme all’impegno del presidente Mario Draghi di prolungare o aumentare il programma di acquisti in caso di deterioramento delle condizioni economiche ha contribuito a scatenare un rally nei rendimenti sul debito europeo e i Bund.

Cosa dovrebbero aspettarsi gli investitori per il prossimo anno dai mercati obbligazionari europei?

Secondo Wolfgang Bauer, gestore dell’M&G Absolute Return Bond Fund:

“Mentre le valutazioni in alcune parti del mercato possono ora apparire piuttosto tirate, continuiamo a rintracciare nicchie di valore interessanti. Attualmente vediamo alcune buone opportunità tra i bond subordinati finanziari e nell’area delle obbligazioni societarie ibride. Scegliendo i giusti emittenti, crediamo che questi asset possano fornire un’interessante occasione di rendimento a fronte di un modesto aumento del rischio di credito”. 

Guardando al futuro:

“Riteniamo che vi siano validi motivi per rimanere ottimisti. È probabile che la BCE continui a procedere con molta cautela nel tentativo di normalizzare la politica monetaria. Un contesto caratterizzato da un’accelerazione dell’attività economica e da una modesta inflazione dovrebbe continuare a fornire un solido sostegno alle obbligazioni societarie europee”

Da un punto di vista geografico, negli Stati Uniti:

Jerome Powell diventerà il nuovo Presidente della Fed. In generale, il mercato si aspetta un approccio piuttosto dovish in materia di politica monetaria, vale a dire un graduale aumento dei tassi d’interesse con due o tre rialzi l’anno. Tuttavia, c’è il rischio che la Fed rimanga significativamente indietro rispetto alla curva, il che potrebbe costringerla ad un rialzo più aggressivo di quanto idealmente vorrebbe; di conseguenza, il mercato sta ora anticipando questo rischio. Nel 2018 sarà fondamentale prestare particolare attenzione ai dati relativi all’inflazione negli Stati Uniti”.

Per quanto riguarda invece il Regno Unito:

La Brexit rende la vita più difficile alla Bank of England. La volatilità del tasso di cambio della sterlina e l’incertezza sulle prospettive economiche del Regno Unito rendono le decisioni di politica monetaria estremamente complesse. La buona notizia è che questo aumento del tasso unico di 25 punti base avrà un effetto limitato sull’economia reale. La politica monetaria rimane molto accomodante, i tassi di interesse reali sono negativi e il bilancio della Banca è ancora consistente.”