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Italiani fanno incetta di obbligazioni e fondi comuni. Come nel 2023, anche nello scorso anno non si è registrato un grande cambiamento nelle scelte di investimento delle famiglie, ma piuttosto una moderata ridefinizione del portafoglio. A beneficiarne sono stati soprattutto le obbligazioni e i fondi comuni di investimento per l’appunto. Lo evidenziano i dati dell‘ultima relazione pubblicata da Bankitalia.
Cresce il peso delle obbligazioni nel portafoglio degli italiani
Secondo via Nazionale che ha pubblicato la consueta Relazione annuale sull’economia relativa al 2024, il reddito disponibile delle famiglie ha continuato a espandersi, sebbene meno che nell’anno precedente per la forte decelerazione dei redditi da lavoro autonomo e da proprietà; si è mantenuto invece sostenuto l’andamento di quelli da lavoro dipendente, sospinto sia dalla dinamica dell’occupazione sia da quella delle retribuzioni; queste ultime tuttavia, in termini reali, rimangono inferiori ai livelli del 2021.
La ricchezza netta delle famiglie, pari al valore delle attività finanziarie e di quelle reali al netto delle passività, è cresciuta a un ritmo analogo a quello del reddito disponibile. La ricchezza finanziaria lorda è salita, per effetto del rialzo dei prezzi delle attività e del maggiore tasso di risparmio.
In questo scenario, continua la banca centrale guidata da Fabio Panetta, è proseguita la ricomposizione del portafoglio in favore dei titoli obbligazionari, soprattutto quelli pubblici italiani: vi hanno contribuito in particolare le emissioni dedicate alle famiglie.
Andando nel dettaglio dei dati resi noti da Via Nazionale emerge come i titoli di debito siano cresciuti in misura più contenuta rispetto al 2023, ma mantengono un peso elevato se confrontati con gli altri grandi Paesi dell’area euro. In particolare, la quota di obbligazioni sul totale degli asset finanziari delle famiglie italiane è salita all’8,2%, rispetto al 7,5% del 2023. Di questa quota, il 5,1% è rappresentato da titoli pubblici, in aumento rispetto al 4,7% dell’anno precedente.
I fondi comuni guadagnano spazio
Anche i fondi comuni di investimento hanno visto un incremento, passando dal 12,5% nel 2023 al 14,1% del totale degli investimenti nel 2024. Questo aumento è stato favorito da flussi in entrata superiori ai 25 miliardi di euro.
Alla fine del 2024, il risparmio gestito rappresentava il 30% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. Un valore leggermente inferiore alla media dell’ultimo decennio (di 1,4 punti percentuali) e 3,8 punti sotto la media dell’intera area euro.
Come è cambiata la ricchezza degli italiani
Guardando agli anni passati, Bankitalia ricorda che tra il 2010 e il 2021 c’è stata una significativa riallocazione della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. In quel periodo in particolare la quota del risparmio gestito è salita dal 22,4% al 33% del totale degli asset finanziari, mentre gli investimenti diretti in titoli obbligazionari (pubblici e privati) sono scesi dal 19,3% al 4,3%.
Secondo Bankitalia, a determinare questa trasformazione sono stati da un lato la ricerca di rendimenti più alti da parte delle famiglie, dall’altro la strategia delle banche, che hanno puntato sulle commissioni per compensare la riduzione dei margini di interesse.
Negli anni più recenti, tra il 2022 e il 2024, le famiglie italiane hanno ricominciato ad acquistare obbligazioni pubbliche e private in modo consistente. In totale, gli acquisti netti sono stati pari a 262 miliardi di euro, di cui 196 miliardi in titoli di Stato italiani. Una parte importante di questi investimenti si è concentrata su emissioni dedicate ai risparmiatori, come i BTP Italia, che offrono incentivi alla detenzione fino a scadenza. Alla fine del 2024, oltre un terzo del portafoglio di obbligazioni pubbliche italiane in mano alle famiglie era composto proprio da titoli acquistati tramite questi collocamenti.