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La Germania ha lanciato il suo bazooka fiscale, una storica riforma del debito pubblico che include modifiche alla regola del freno al debito, in vigore da tempo, e un fondo per le infrastrutture e il clima da 500 miliardi di euro.
C’è chi ha paragonato il piano di Berlino al “Whatever it takes” dell’ex presidente della Banca centrale europea Mario Draghi sulla politica monetaria, un monito a fare tutto il necessario per preservare l’euro durante la crisi del debito sovrano europeo nel 2012. Sicuramente l’improvvisa mossa della Germania verso la pianificazione di una maggiore spesa pubblica per la difesa e le infrastrutture è un momento estremamente significativo nel mercato globale dei titoli sovrani di alta qualità e nei mercati finanziari in generale.
Alla luce di questo scenario, la domanda che si pongono gli investitori sull’obbligazionario governativo è come posizionare i portafogli dopo il maxipiano fiscale della Germania. A dare una risposta è Arif Husain, Head of Fixed Income, CIO Fixed Income di T. Rowe Price.
Obbligazioni: come posizionare i portafogli secondo T.Rowe Price
L’analista parte dall’assunto che, considerando questo scenario, “la Germania avrà bisogno di emettere più titoli di Stato per finanziare la sua espansione fiscale, anche se il suo rapporto debito/Pil sarà probabilmente ancora molto più basso rispetto ad altri Paesi dell’eurozona. La conseguenza è che i rendimenti dei Bund si sono rapidamente adeguati verso l’alto dopo le notizie di inizio marzo dalla Germania”. Un rialzo dei rendimenti provocato dalle vendite dei titoli tedeschi sul mercato.
“La mossa ha anche fatto salire i rendimenti della maggior parte del debito sovrano globale di alta qualità, poiché gli investitori hanno adeguato le loro aspettative di domanda e offerta rispetto ai rendimenti disponibili sulle obbligazioni di ciascun Paese. Ci aspettiamo che questa tendenza, trainata dall’espansione fiscale”, continui sottolinea Husain.
Nel complesso, crediamo che il piano della Germania per una spesa fiscale significativa sia un punto di svolta e che gli investitori dovrebbero prendere in considerazione l’idea di posizionare i loro portafogli verso rendimenti più elevati e curve più ripide.
“Anche se tutto procederà senza intoppi, l’espansione fiscale non avrà un impatto sull’economia dell’Eurozona fino alla seconda metà del 2025. E il sentiment a breve termine dell’area euro è molto negativo a causa delle guerre commerciali dell’amministrazione Trump” continua l’analista. “A lungo termine, potrebbe delinearsi un percorso distinto verso rendimenti obbligazionari più elevati e curve più ripide, poiché tre delle principali leve dell’economia mondiale – Stati Uniti, Germania e Cina – probabilmente forniranno stimoli per sostenere le loro economie. Ciò sarebbe positivo per la crescita globale, in quanto stimolerebbe gli asset rischiosi. Nel reddito fisso, le obbligazioni indicizzate all’inflazione e i corporate bond potrebbero sovraperformare in questo contesto” continua Husain.
I rischi da considerare
Tuttavia il percorso non è immune ai rischi i quali, a detta dell’esperto, si concentrano sul rapporto tra domanda e offerta di titoli del Tesoro statunitensi. “Per prima cosa, l’interruzione della stretta quantitativa da parte della Fed ripristinerebbe un’importante fonte di domanda sul mercato, spingendo i rendimenti al ribasso.
Un cambiamento nella regolamentazione bancaria che incoraggi le banche a detenere più titoli del Tesoro, sarebbe un ulteriore catalizzatore per la domanda. Dal lato dell’offerta, se il Congresso degli Stati Uniti non riuscirà ad approvare una legislazione che estenda i tagli fiscali, il Dipartimento del Tesoro dovrebbe emettere meno debito” conclude l’esperto.