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Archiviata, almeno per ora, la paura di una bolla sull’intelligenza artificiale, gli investitori fanno incetta di titoli Nvidia. Il colosso dei semiconduttori ha infatti chiuso la seduta dello scorso venerdì a quota 208,27 dollari, segnando il massimo storico assoluto dal mese di ottobre e portando la capitalizzazione di mercato oltre la soglia simbolica dei cinquemila miliardi di dollari.
Un traguardo che colloca il produttore di chip grafici nel ristretto club delle aziende con la maggiore capitalizzazione raggiunta nella storia delle società quotate a Wall Street. Il catalizzatore immediato del balzo, un robusto +4,3% in una sola seduta, è giunto dai conti di Intel. Il gruppo di Santa Clara ha riportato risultati trimestrali ampiamente superiori alle attese, sorprendendo un mercato abituato a notizie negative dal vecchio gigante dei semiconduttori. Le azioni Intel sono così schizzate del 24%, la migliore performance giornaliera dal lontano 1987, riaprendo il dibattito su una possibile ripresa competitiva nel settore dei chip per l’AI.
Settore dei chip sotto i riflettori
Il movimento non si è limitato a Nvidia e Intel. Advanced Micro Devices, diretto rivale nel mercato dell’accelerazione AI, ha guadagnato il 14%, mentre Qualcomm, specializzata nei chip per dispositivi mobili, ha messo a segno un progresso dell’11%. L’intera catena del valore dei semiconduttori ha beneficiato di una improvvisa rotazione settoriale, dopo settimane in cui gli investitori avevano alleggerito le posizioni sui titoli tecnologici a grande capitalizzazione, preoccupati, oltre che dalle valutazioni, anche dall’impennata del prezzo del petrolio seguita all’escalation del conflitto in Iran e dalle conseguenti turbolenze nelle catene di fornitura globali.
L’attesa per i conti dei big hi-tech
A sostenere ulteriormente il sentiment positivo su Nvidia è l’imminente stagione dei risultati trimestrali dei grandi colossi del cloud. Google, Microsoft, Meta e Amazon, tutti clienti primari di Nvidia per le proprie infrastrutture AI, sono attesi a comunicare i propri conti in settimana. Gli investitori scommettono che i dati confermeranno una spesa in conto capitale in accelerazione sui data center e sull’hardware per l’intelligenza artificiale: ogni miliardo annunciato in capex tecnologico si traduce, in larga misura, in domanda aggiuntiva di GPU (Graphics Processing Unit), ovvero unità di elaborazione grafica) Nvidia. In questo senso, le trimestrali degli hyperscaler fungono da termometro per l’azienda.
In particolare i riflettori dei mercati si accendono sui conti dei colossi tecnologici statunitensi, con Alphabet Inc., Microsoft Corp., Amazon.com Inc. e Meta Platforms Inc. attesi alla prova delle trimestrali mercoledì, seguiti da Apple Inc. il giorno successivo. Un appuntamento chiave, considerando che i cinque gruppi valgono complessivamente circa 16mila miliardi di dollari, pari a un quarto della capitalizzazione dello S&P 500.
Come hanno fatto notare alcuni analisti si tratta di una settimana “critica” per verificare la sostenibilità del recente rimbalzo dei listini. Il rally, sostenuto dai titoli della cosiddetta “Magnificent Seven”, che include anche Nvidia, ha spinto l’indice americano a guadagnare il 13% nelle ultime quattro settimane, con performance superiori al 25% per Alphabet, Amazon, Nvidia e Meta dai minimi del 30 marzo. Un recupero che segue un primo trimestre debole, segnato dai timori degli investitori per l’eccesso di spesa nell’intelligenza artificiale, fattore che aveva compresso le valutazioni e alleggerito il posizionamento sul comparto, creando le condizioni per l’attuale rimbalzo.
Nel frattempo, il rimbalzo dei tecnologici ha contribuito a trascinare il Nasdaq verso quello che si annuncia come il miglior mese di aprile dal 2020: l’indice ha guadagnato il 15% nel corso del mese.
Nvidia: l’ultimo bilancio
Ma torniamo a Nvidia. Tra i principali fattori dietro il rally delle azioni ci sono, non meno importanti, i fondamentali del gruppo. In attesa dei numeri del primo trimestre fiscale, attesi il 20 maggio, nel quarto trimestre dell’anno fiscale 2025-2026, chiuso il 25 gennaio, i ricavi trimestrali si sono attestati a 68,1 miliardi di dollari, in crescita del 20% su base sequenziale e del 73% su base annua, mentre l’intero esercizio fiscale 2026 raggiunge i 215,9 miliardi (+65%).
La redditività resta su livelli elevati, con margini lordi GAAP e non-GAAP rispettivamente al 75,0% e 75,2% nel trimestre e al 71,1% e 71,3% sull’intero anno. L’utile per azione diluito si posiziona a 1,76 dollari (1,62 non-GAAP) nel trimestre e a 4,90 dollari (4,77 non-GAAP) su base annua. Come sottolineato dal ceo Jensen Huang (nella foto), la crescita è stata trainata dall’“inflection point” dell’AI agentica e dall’espansione degli investimenti in infrastrutture di calcolo, definite come le “fabbriche” della nuova rivoluzione industriale digitale.
Sul fronte della remunerazione agli azionisti, il gruppo ha restituito 41,1 miliardi di dollari nel corso dell’anno tra buyback e dividendi, mantenendo una capacità residua di riacquisto pari a 58,5 miliardi. Confermata inoltre la distribuzione di un dividendo trimestrale simbolico di 0,01 dollari per azione, in pagamento il 1° aprile 2026.
Per il primo trimestre fiscale del 2026-2027, il management ha fornito una guidance di 78 miliardi di ricavi, con una tolleranza del 2%, un ulteriore passo avanti sequenziale. I risultati definitivi sono attesi per il 20 maggio, ma la traiettoria sembra già tracciata.