Nuovo Canale di Suez è una “scommessa folle”

19 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

IL CAIRO (WSI) – Il nuovo progetto faraonico dell’Egitto per l’espansione del Canale di Suez divide l’Egitto. La grande opera è stata infatti accolta freddamente da alcuni e euforicamente da altri.

Il nuovo Canale, inaugrato il 6 agosto, crea malumore, critiche, ma anche entusiasmo e speranza, tra il popolo egiziano. La grande opera può dare lavoro a migliaia di persone e alimentare l’industria dei trasporti marittimi, ma da alcuni viene ritenuta uno spreco di soldi e un rischio scellerato da parte dell’amministrazione al potere.

Il Canale lungo 193 chilometri consente il transito delle navi tra Europa e Asia senza la necessità di circumnavigare buona parte dell’Africa fino al capo di Buona Speranza. Ora che è stato ampliato il governo spera di attirare più navi e più soldi.

La costruzione della nuova sezione è stata possibile grazie all’allargamento di 37 chilometri del canale originale e lo scavo di una nuova via di 35 chilometri. C’è chi ritiene il nuovo Canale una manna per il mercato del lavoro e per gli scambi commerciali marittimi, e chi invece lo ritiene una scommessa inutile e avventata per l’economia del paese.

Il progetto del canale artificiale, il più antico al mondo e fonte di denaro straniero fondamentale per l’economia de Il Cairo, è stato completato in un anno contro i tre anni previsti, come richiesto dal presidente Abdel Fattah al-Sisi.

È stata così inaugurata il 6 agosto la nuova parte da 45 miglia, che è solo una prima fase del progetto, pensato per trasformare l’Egitto in un hub internazionale per gli scambi commerciali e la logistica. Il canale avrà una capacità che crescerà dalle 49 navi al giorno che potevano transitare nel 2014 alle 97 unità nel 2023.

Il piano ha l’obiettivo di triplicare il fatturato del Canale dai 5,3 miliardi di dollari attuali fino ai circa 13,2 miliardi previsti nel 2023. Un tale risultato aumenterebbe indubbiamente il Pil egiziano. Il progetto creerà anche nuovi posti di lavoro per chi abita nell’area compresa tra il Canale di Suez e il Sinai, portando inoltre alla creazione di nuovi centri urbani.

Tuttavia le critiche al controverso e ambizioso progetto non mancano. Hisham Khalil, della Commissione Suprema del partito Social Democratico, sstiene che non c’era bisogno di un nuovo canale e bastava quello che c’era prima. Per il politico sono soldi sprecati, perché come dimostrano le stesse statistiche e stime di chi ha realizzato il progetto, il numero di navi che transitava in media nel 2014 era 47 contro le 45 e mezzo del 2013. Anche al suo apice nel 2008 – prima della crisi finanziaria che ha ovviamente avuto un impatto negativo sui trasporti commerciali – solo 59 navi passavano dal Canale. Secondo Khalil, insomma, proprio alla luce della debolezza del commercio mondiale non si arriverà mai alle 97 navi stimate.

I lavori di costruzione sono iniziati un anno fa e non hanno incluso la Cina, che chiedeva di partecipare al progetto. Il progetto è stato invece finanziarto dal popolo egiziano tramite l’uso di certificati di investimento di varia natura emessi dal governo.

Per convincere i cittadini a comprarli, il governo ha incrementato gli interessi sborsati al 12% ogni tre mesi. Il tasso di interesse medio per un certificato del genere comprato in banca è del 10%. L’iniziativa ha avuto successo e il governo ha raccolto più dei 60 miliardi di EGP previsti pochi giorni dopo il lancio dell’offerta. In totale sono stati reperiti 61 miliardi.

Ma ridurre i tempi di costruzione a un anno da tre anni ha fatto aumentare vertiginosamente i costi, come ha osservato ad Al Monitor Wael Kaddour, ex rappresentante della Suez Canal Authority. Stando alle dichiarazioni ufficiali le opere sono costate quasi 14 miliardi di euro, le metà dei quali, 7 miliardi, sarebbero stati raccolti in dieci giorni grazie all’acquisto dei sopra citati buoni di partecipazione.

Anche se il nuovo Canale lungo 72 chilometri (che porta così il totale a 193 chilometri) riuscirà nell’intento di permettere il doppio di circolazione delle navir, una riduzione dei tempi di percorrenza e un aumento del traffico commerciale, l’obiettivo più ambizioso del progetto, forgiare un’area tecnologica di fama mondiale, grazie alla costruzione di porti, centri commerciali e uffici aziendali intorno al canale, rischia di essere irrealizzabile.

Per far nascere una regione competitiva e straregica per rilanciare la crescita e creare nuova occupazione servono i soldi degli investitori stranieri. L’Egitto è un paese ancora instabile che non nutre la fiducia dei mercati e dei venture capitalist. Un conto è stato convincere i cittadini – che sperano che i ricavi monumentali previsti vengano utilizzati per risolvere i problemi sociali portando a una democratizzazione e a una maggiore eguaglianza – un altro è attirare soldi stranieri.

Fonte: Al Monitor

(DaC)