Nuova tecnologia per calcolare probabilità di morte

4 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

NEW YORK (WSI) – Non solo per la salute, quanto per una più accurata gestione del rischio Willis Towers Watson, una fra le più importanti società di consulenza, ha messo a punto un modello innovativo per il calcolo delle probabilità di morte.

Si chiama PulseModel e promette di garantire prezzi più equi per le assicurazioni, che basandosi sulle sue stime potranno applicare tariffe più adeguate allo stato di salute futuro del sottoscrittore. Secondo la società, i premi medi per un’assicurazione di un sessantenne residente nel Regno Unito potrebbero calare, grazie a PulseModel, circa del 2%. 

Si tratta della prima tecnologia sulla mortalità ampiamente disponibile che si avvale della scienza medica per per stimare quando la morte, brutto a dirsi, è più prossima.

“Ci siamo preoccupati per un po’ di tempo del fatto che i modelli sulla mortalità in uso non tenessero in adeguata considerazione le informazioni mediche, come dati che descrivono ad esempio se un individuo è in salute o ha avuto una storia di alcune malattie alle spalle, al di là dello stile di vita”, afferma Matthew Edwards, responsabile della Mortality and Longevity presso Willis Tower Watson.

I questionari sullo stile di vita, appunto, sono il materiale di base sul quale gli assicuratori stimano i rischi per la salute dell’individuo; essi contengono informazioni come le abitudini sportive, l’eventuale consumo di alcol o di sigarette.

PulseModel è una tecnologia che fornisce previsioni basate su informazioni più elaborate, come l’incidenza dell’aspettativa di vita con una malattia come il diabete.

Inoltre, il modello permette di fornire previsioni sulle probabilità di sviluppare certe malattie in determinate condizioni.

Willis Towers Watson cita un esempio, che mostra che il 16% di un gruppo selezionato – in questo caso un gruppo di uomini di 50 anni che versano in buone condizioni di salute – svilupperà il Diabete di tipo 2 nell’arco dei prossimi 20 anni. Tale numero sale di quasi +50% (al 23%), per un un gruppo di 50enni che siano anche fumatori e obesi.

Stando a questo modello, si prevede che i diabetici “in buone condizioni di salute” che abbiano una età compresa tra i 50 e i 70 anni, vivranno sei anni circa in meno rispetto ai non diabetici, mentre i diabetici obesi che fumano vivranno ancora meno, di altri quattro anni..

L’applicazione di queste osservazioni più propriamente di tipo medico, permette di compensare al meglio i rischi da parte delle compagnie. Secondo Edwards i metodi attualmente in uso, al contrario, “possono dare risultati sconnessi dalla realtà biologica e medica e caricare un costo” per questa imprecisione.

Fonte: Business Insider