Economia

Notre Dame: in Italia a rischio incendio i beni più preziosi e visitati

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Mentre proseguono le indagini sullʼincendio che ha devastato la cattedrale di Notre Dame a Parigi, e tra le ipotesi prese in considerazione anche la possibilità di un corto circuito di un montacarichi, a preoccuparsi per il suo patrimonio artistico la vicina Italia. Il FattoQuotidiano ha proposto in esclusiva un censimento del Mibac, il Ministero dei beni e delle attività culturali, che individua i beni che rischiano di fare la fine della cattedrale parigina, arsa tra le fiamme, a causa di una normativa anti-incendio obsoleta.

Nell’elenco ci sono i beni più preziosi e visitati al mondo, il fiore all’occhiello del patrimonio culturale e artistico italiano: dalla Cappella Palatina a Firenze all’Archivio di Stato di Venezia, fino al Pantheon di Roma, agli Uffizi, al Museo degli Argenti, l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma, musei archeologici nazionali e archivi di Stato, in Calabria, Campania, Sicilia, Puglia e altre regioni, fino alla biblioteca universitaria di Torino e ad un numero imprecisato di biblioteche, archivi di Stato, pinacoteche, regge, palazzi e ville di grandissimo pregio e rilevanza storica. Senza dimenticare la Schola Armatorum a Pompei, la Casa dei gladiatori che crollò nel 2010 sotto 5 quintali d’acqua piovana.

Ricchezze culturali che possono fare la ricchezza economica del paese. Come rende noto il report Io sono cultura 2018 della Fondazione Symbola con Unioncamere e Regione Marche, ogni euro prodotto dalla cultura in Italia ne genera 1,8 in altri settori. Tuttavia l’Italia non investe nella cultura e nel suo patrimonio artistico e a seguito della crisi economica del 2008, il nostro Paese è tra quelli che in Europa hanno investito meno nel settore culturale. A ciò si aggiunge un’altra debolezza tutta italiana, ossia la mancanza di impiegati nel settore visto che, dati Eurostat, l’Italia è al 19esimo posto su 28 per la percentuale di persone impegnate nei settori legati alla cultura, contando anche le mansioni non strettamente culturali. Come scrive Silvia Granziero su The Vision:

Il Paese più ricco di beni culturali al mondo, di cui non garantisce pienamente la fruibilità, deve superare la convinzione che vede la cultura come un lusso, da riservare ai periodi di prosperità economica: gli investimenti ripagano in benessere, sul piano culturale come su quello economico.