Nord Stream 2, scappatoia giuridica compromette supervisione Ue

14 Marzo 2019, di Alberto Battaglia

Il gasdotto Nord Stream 2, progetto promosso dalla russa Gazprom con la partnership di varie società europee, potrebbe “intestare” gli ultimi 50 chilometri offshore a un’altra società. Il motivo: sarebbe l’unico tratto nelle acque territoriali tedesche, e per tale ragione, l’unico che potrebbe essere messo sotto la giurisdizione diretta dell’Unione Europea. Separando questo tratto dell’opera, la supervisione Ue sul gasdotto non si applicherebbe più nel complesso del gasdotto, ma solo alla parte relativa a questo tratto finale. Un escamotage giuridico che è destinato a far discutere.

Lo affermano al Financial Times tre fonti a conoscenza della proposta all’interno del gruppo che sta costruendo l’opera. Il progetto, che vale 9,5 miliardi di dollari, è al centro di forti polemiche di tipo geopolitico. Per gli Stati Uniti, il nuovo gasdotto dirotterebbe il passaggio della materia prima dalla rotta che transita dall’Ucraina, privandola di una fonte di reddito. Allo stesso tempo Nord Stream 2 confermerebbe la forte dipendenza europea dal gas russo.

“L’applicazione delle norme dell’Ue – comprese le misure sulle tariffe non discriminatorie e l’accesso per terze parti – avrebbe dovuto modificare l’economia del progetto” scrive il Financial Times, ma “se le regole sono limitate alla parte del gasdotto nelle acque tedesche, questo impatto sarebbe limitato”. Secondo un alto funzionario Ue “questa mossa porterà la discussione” su Nord Stream 2 “a un livello puramente politico” e non più tecnico-giuridico. Il ministero dell’Economia tedesco, che sarebbe incaricato dell’applicazione delle normative Ue sul progetto, non ha commentato l’ipotesi di separazione del progetto che isolerebbe l’ultimo tratto in acque territoriali tedesche.