Perché non è vero che conviene accumulare contanti

6 Giugno 2017, di Mariangela Tessa

Sono settimane ormai che molti analisti e società di investimento suggeriscono di uscire dall’azionario, accumulare cash, in attesa di un crollo del mercato, che appare inevitabile. Non tutti sono dell’avviso che questa sia una buona idea. Tra questi, Kevin Muir, autore del blog Macro The Tourist e investitore privato ex trader dei derivati in Canada, che scrive in un post:

“Non fraintendetemi. Non è che io veda nel futuro dei mercati prospettive rosee. Condivido le tesi di chi ritiene l’attuale sistema finanziario come insostenibile. Il futuro appare decisamente grigio”

Detto questo, l’idea di accumulare cash per poi comprare quando tutti vendono, appare per Muir un’idea solo apparentemente convincente. La realtà è diversa.

“Sentire tutti quei guru che consigliano di tenere contanti quando i prezzi crollano per acquistare quando tutti gli altri vendono, sembra una storia convincente. Ti fa venire voglia di vendere tutto, sedersi e aspettare l’inevitabile crollo”.

In realtà, l’aspetto da tenere in considerazione è un altro. E per capirne le ragioni, bisogna a suo avviso, guardare alle politiche monetarie delle banche centrali e all’andamenti dei prezzi al consumo.

“Perché tutti sono sicuri che finiremo in deflazione? Un dollaro del 1913 vale ora meno di cinque centesimi. E questo utilizzando i dati ufficiali dell’inflazione diffusi dal governo. Immaginate di usare il giusto livello di inflazione …

Quindi vi chiedo, con le banche centrali determinate a creare inflazione, per quale ragione si dovrebbe accumulare contante? Questo consiglio avrebbe senso in presenza di politiche monetarie finalizzate a  preservare il potere d’acquisto del denaro. Ma al momento – conclude – non vedo alcun segnale in questa direzione. Un aumento dei tassi di interesse farebbe immediatamente deragliare l’economia. In confronto la crisi del 1929 sarebbe una passeggiata nel parco”.