Nomura: non solo Facebook, è iniziato crollo Big Tech

21 Marzo 2018, di Livia Liberatore

Il crollo delle azioni di Facebook dopo lo scandalo dei dati utilizzati da Cambridge Analytica per scopi elettorali potrebbe essere solo l’inizio di una reazione contraria alle società tecnologiche, che potrebbe devastare i mercati globali. Lo afferma lo stratega valutario di Nomura Bilal Hafeez che avverte: una serie di fattori, dal populismo alla regolamentazione più severa, convergono verso il calo dei titoli della tecnologia, proprio in un momento in cui le loro valutazioni si avvicinano a livelli estremi. Le ripercussioni potrebbero estendersi ben oltre i confini dei mercati azionari, pesando anche sulle valute.

Le azioni della sfera Big Tech sono crollate questa settimana dopo la rivelazione che Facebook ha rilasciato dati di 50 milioni di utenti a Cambridge Analytica, una società di analisi che ha aiutato a eleggere il presidente Donald Trump. Proprio la settimana scorsa, gli investitori stavano versando denaro nel settore a un tasso che non si vedeva dall’apice della bolla delle Dot Com. Facebook è accusata di aver fatto finta di non vedere e di non aver colto gli avvertimenti dei suoi esperti.

I problemi potrebbero diventare anche legali con la prima class action che è stata lanciata in Usa: la denuncia per violazione della privacy degli utenti porta la firma di Lauren Price, del Maryland, che ha citato in giudizio le due compagnie davanti alla Corte federale di San Jose, in California. L’azione legale è stata intrapresa per conto di altri utenti Facebook che si sono sentiti danneggiati dall’utilizzo non autorizzato dei loro dati personali. È tutta la settimana che il titolo, che in questo momento sta tentando un mini rimbalzo, è in seria difficoltà in Borsa.

Secondo Hafeez, un fattore scatenante fondamentale per lo scoppio della bolla tecnologica non sarà però la minaccia alla privacy degli utenti, bensì lo spostamento verso un clima politico più populista. Questo comporta che la politica degli Usa tornerà verso industrie di beni più tangibili, come la produzione, e metterà in secondo piano la tecnologia. Un’altra preoccupazione è la regolamentazione più severa che potrebbe essere introdotta da alcuni Stati, come quella che sarà applicabile negli Stati dell’Unione Europea dal prossimo 24 maggio, e la web tax appena introdotta in Europa.

“Oggi, grazie alle crescenti preoccupazioni che piattaforme e titolari di dati siano spinti dalle corporazioni e dai governi stranieri a manipolare i consumatori e gli elettori, c’è una protesta di individui e governi su come queste piattaforme possono funzionare”, ha detto Hafeez. “Per i governi, ciò potrebbe comportare una maggiore regolamentazione su come e dove le società di dati possono operare”.