Nomine Cdp in alto mare e governo perde 150 milioni con Tim

19 Luglio 2018, di Alessandra Caparello

Stallo nel governo per il rinnovo dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti. Il sottosegretario Giancarlo Giorgetti ha reso noto che al momento l’esecutivo ci sta lavorando, stesse parole usate dal vicepremier Luigi Di Maio. L’impasse sta creando qualche grattacapo all’esecutivo e aprendo una spaccatura tra il Tesoro e Palazzo Chigi.

“Per Cdp stiamo cercando i migliori, ci stiamo lavorando”. Così Di Maio a margine del suo intervento sul decreto dignità davanti alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera. No secco dei pentastellai alla nomina di Dario Scannapieco, ex vicepresidente di Bei, come amministratore delegato. Inizialmente non era sgradito a M5s, ma è un nome che è soprattutto promosso dalle Fondazioni e caldeggiato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria.

Al momento l’unica certezza è solo quella di Massimo Tononi cui andrebbe la presidenza. L’ex presidente di Mps e oggi vicepresidente della Banca Europea per gli Investimenti secondo i Cinque Stelle ha il profilo ideale per ricoprire quella carica, anche per i suoi legami internazionali.

Come direttore  generale della Cassa, una sorta di fondo sovrano, il nome in pole position è quello di Fabrizio Palermo, molto sponsorizzato da Claudio Costamagna, l’attuale presidente di Cdp che piazzando Palermo riuscirebbe a ottenere un uomo dei suoi all’interno.

Stato perde centinaia di milioni in Telecom

Intanto l’assemblea di Cdp per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione e dei vertici è stata rinviata al 24 luglio, secondo quanto riferiscono fonti finanziarie. A intervenire è stato anche il premier Giuseppe Conte:

“Il problema non è se ci sono divergenze sulle nomine: la Cdp è uno strumento chiave per la politica nazionale, ha un rilievo strategico e quindi vogliamo meditare bene. Ci stiamo riflettendo bene per non sbagliare”.

Trovare il nome giusto è fondamentale a giudicare dal ruolo cruciale che la Cassa svolge in tanti dossier importanti per il paese come Telecom Italia e Fincantieri. Su TIM l’investimento del fondo sovrano italiano non sta dando frutti negli ultimi tre mesi. Il bilancio è sconsolante: la perdita è stata di almeno 150 milioni di euro per le autorità italiane, su un investimento in poco meno di 800 milioni.

La cassaforte dove sono custoditi 300 miliardi di euro di risparmi postali degli italiani, nonché braccio finanziario del ministero dell’Economia e delle Finanze che ne detiene l’83% (un altro 16% fa capo alle fondazioni bancarie), ha in mano una quota di Telecom del 4,9%, partecipazione rilevata in aprile 2017.

Allora il titolo della compagnia tlc valeva circa 80 centesimi, oggi prezza appena 60 centesimi, il valore più basso da 5 anni.  La capitalizzazione complessiva si è contratta di un quarto a 12,4 miliardi di euro, riducendo la partecipazione di Cdp da circa 800 milioni a 622 milioni.