Nicosia: “finiti i soldi, torneremo al baratto”

21 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Niente da fare: le banche non riapriranno almeno fino a martedì. Sarà l’ora della verità per capire se la scommessa di Cipro si rivelerà un azzardo pazzesco, o se invece il sistema bancario riceverà fiducia dai risparmiatori e investitori.

Nella giornata in cui il governo cipriota ha cercato di costruire una proposta alternativa di richiesta di aiuti all’Europa, dopo il veto del Parlamento al primo pacchetto imposto dall’Eurogruppo, il presidente Nicos Anastasiadis e la Banca centrale hanno deciso di non consentire la riapertura degli sportelli, chiusi ormai da sabato.

Una pessima notizia per la popolazione, che ormai fatica a reggere. Impossibile rifornirsi di soldi, impossibile (anche se i cambiavalute privati sono rimasti aperti) fare operazioni di cambio, trasferire fondi, fare bonifici e persino pagare il mutuo.

«È come essere tornati al Medioevo», spiega Yorgos Papadimitriou, proprietario di un’enoteca sulla centrale Ledras Odos «ci toccherà tornare al baratto». Lenia Christodoulou, dipendente della (disastrata) Bank of Cyprus, in vacanza forzata da giorni si limita a scrollare le spalle: «Io un po’ preoccupata lo sono, a dire la verità».

Sbuffa seccato il barbutissimo Dimitri, che passa le sue giornate seduto dentro il suo «periptero» su Plathìa Solomou, uno degli onnipresenti chioschetti dove si può comprare di tutto, dai gelati alle sigarette alle ricariche telefoniche: «ormai sto facendo i salti mortali per dare il resto ai clienti. Ho rotto anche il salvadanaio di mia figlia Anna!».

Certo è che se ieri mattina la capitale si era svegliata fiera sotto un bel sole primaverile – con i quotidiani che strillavano il coraggio con cui la piccola Cipro aveva saputo dire no all’Europa, nei caffè del centro storico si discute sul da farsi. Con il passare delle ore le perplessità ovviamente si sono moltiplicate: nessuno finora è riuscito a tenere testa all’Europa a guida tedesca.

Può riuscirci Cipro, che pesa solo lo 0,2% del Pil del Continente, in nome del detto nazionale «eninboro allo», «basta, non ce la faccio più»?

La soluzione che piacerebbe a molti è quella della «solidarietà ortodossa»: visto che l’Europa cattolica e protestante si rivela matrigna, tanto vale guardare alla Russia di Vladimir Putin. Si è diffusa la voce che i russi comprerebbero a prezzo d’amatore le due banche più esposte, la Laiki (pubblica) e la Bank of Cyprus (privata). In cambio Putin si prenderebbe una quota delle concessioni per l’estrazione offshore di gas, oppure il diritto di utilizzare il porto di Limassol come base per la flotta russa del Mediterraneo. Figurarsi quanto gradirebbero al Pentagono.

La verità è un’altra: Cipro fa l’occhiolino a Mosca – dove dopo il ministro dell’Economia Sarris è giunto anche il ministro dell’Energia Lakkotripis – per convincere Bruxelles e Francoforte a scendere a più miti consigli. Sin dalla mattinata il presidente Anastasiadis ha provato a mettere a punto una versione riveduta e corretta dei provvedimenti da concedere all’Eurogruppo in cambio degli aiuti Ue.

Molte le ipotesi sul tappeto, discusse anche con i rappresentanti della troika Ue-Bce-Fmi. Le più accreditate prevedono la creazione di una «bad Bank» pubblica dove inserire tutti gli asset «tossici» degli istituti di credito ciprioti, stabilendo apposite restrizioni per evitare una fuga di capitali; l’emissione di 2 o 3 miliardi di speciali obbligazioni da parte di una società privata di nuova costituzione (per evitare che il debito finisca nei conti dello Stato) garantite dai proventi dello sfruttamento dei giacimenti di gas; il trasferimento diretto allo Stato di 2 o 3 miliardi di riserve dei fondi previdenziali delle società telefoniche ed elettriche; una tassa di emergenza da 3,7 miliardi; la ristrutturazione del prestito russo del 2010 da 2,5 miliardi.

Pacchetto ardito e forse inaccettabile dal punto di vista dell’ortodossia monetaria dell’Europa. Neppure dai colloqui di Mosca sono giunte soluzioni: smentite le voci che volevano già chiusa la vendita per 4 miliardi della Laiki Bank. Chissà se non dovrà essere presa in considerazione l’offerta – finora verbale – dell’Arcivescovo di Cipro Chrysostomos II. Il prelato, contestato da molti per le sue opinioni di estrema destra, ieri ha promesso di mettere a disposizione del paese tutte le ricchezze della Chiesa Ortodossa, «per non dover chiedere aiuto agli stranieri».

Il contenuto di questo articolo, pubblicato da La Stampa – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Copyright © La Stampa. All rights reserved